![]() |
|
I governatori e la “piazza”del Cavaliere 13 gennaio 2005 Non era difficile prevedere che il vertice della Cdl si sarebbe concluso con una intesa di massima sulla questione delle liste personali dei governatori uscenti. E non era neppure troppo complicato immaginare che il compromesso si sarebbe raggiunto sulla base dei rapporti di forza e sulle convenienze elettorali. Si sapeva in partenza, in altri termini, che Silvio Berlusconi e la Lega l’avrebbero spuntata su Formigoni, che Storace e Biasotti avrebbero avuto la possibilità di presentare la propria lista e che il governatore della Puglia Fitto avrebbe fatto la fine del vaso dei coccio tra quelli di ferro. Rimane da vedere, ovviamente, quali saranno le decisioni dei due soccombenti. Ma, qualunque possa essere la loro scelta, sia essa di rottura o di sottomissione, è fin troppo evidente che la conclusione del vertice della Casa delle Libertà rappresenta un momento di svolta decisivo rispetto all’andamento politico generale che sembrava destinata a caratterizzare la campagna elettorale per le regionali del centro destra. La svolta è semplice. Il “partito” dei Governatori, che attraverso la formazione di liste personali probabilmente vincenti, appariva in grado di moltiplicare le leadership all’interno dello schieramento della maggioranza e di ridimensionare sensibilmente il ruolo di leader massimo del Cavaliere, esce sconfitto. Conseguentemente Silvio Berlusconi riprende completamente il centro della scena politica del centro destra e riafferma il proprio ruolo di capo indiscusso della casa delle Libertà. Chi pensava di assistere ad una sorta di svolta epocale rispetto all’era del berlusconismo rimane così deluso. Gli aspiranti “delfini” o “cacicchi”, come qualcuno li ha definiti nei giorni scorsi, debbono affrettarsi a rinchiudere nel cassetto le proprie ambizioni. Il cambio d’epoca è rinviato a data da destinarsi. A quando, in particolare, il leader indiscusso del centro destra deciderà di passare la mano assumendo un ruolo completamente diverso da quello che conserva con estremo vigore dal ’94 ad oggi. Nessuno è in grado di stabilire se la mancata svolta costituisca un dato positivo o negativo. La realtà è che Berlusconi, grazie anche al rapporto privilegiato stabilito con Umberto Bossi, rimane più solido e più stabile che mai. Il ché, significa, come direbbe Totò, che “questa è la piazza e di qui si deve passare” Almeno fino al 2006 ed al voto per il Quirinale! |