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I Ds verso il precipizio 20 gennaio 2005 In politica gli assenti hanno sempre torto. Di sicuro non sarà questo il tema di fondo del prossimo congresso dei Ds. Ma se i dirigenti del Botteghino hanno ancora un minimo di sale in zucca è bene che al centro della discussione congressuale pongano proprio la considerazione sul torto di chi non c’è. Il consiglio nasce dall’esito delle primarie pugliesi. Ma, soprattutto, dalla moltiplicazione di candidature per le primarie nazionali del centro sinistra. Ora, dopo che il candidato di Rifondazione Nichi Vendola ha stracciato quello della Margherita e dei Ds Francesco Boccia, nella Gad è tutto un fiorire di candidati pronti a subire l’onta certa della sconfitta pur di marcare la presenza nella coalizione del proprio partito. Dopo Romano Prodi e Fausto Bertinotti che avevano annunciato da tempo le rispettive candidature è così venuta da volta di Alfonso Pecoraro Scanio e di Antonio Di Pietro. Ma il processo avviato dai leader dei verdi e dell’Italia dei Valori è solo l’inizio. Il loro esempio minaccia di essere seguito anche da qualche esponente dei Comunisti Italiani e di, qualsiasi altro gruppo o gruppuscolo presente nella sinistra. L’obbiettivo è di impedire che l’asse Prodi-Bertinotti faccia piazza pulita a scapito delle diverse componenti del centro sinistra. Ed i Ds? Piero Fassino sbuffa, protesta, proclama il proclama il proprio “non ci sto!”. A sua volta Massimo D’Alema comunica che pazienza dei Ds è ormai giunta al limite della rottura. Ma nessuno dei due si sogna di annunciare che alle primarie nazionali di maggio non ci saranno solo Prodi, Bertinotti, Pecoraro Scanio, Di Pietro e magari Diliberto ma anche un esponente dei Ds. Perché si rifiutano di compiere questo passo obbligato e corrono il rischio di caricarsi del torto degli assenti? Qualcuno dice che temono di mandare all’aria l’unità del centro sinistra visto che la candidatura di un Ds costituirebbe l’automatica cancellazione della leadership di Prodi. Ma si tratta di una balla. La verità è che i Ds rischiano l’emarginazione politica a tutto vantaggio di Prodi da un lato e di Bertinotti dall’altro solo perché non sono in grado di decidere chi potrebbe essere il loro candidato alla leadership del centro sinistra. I possibili papabili sono solo tre, Fassino, D’Alema e Veltroni. Ma nessuno dei tre è disposto a fare un passo indietro. Con la conseguenza che al prossimo congresso i Ds faranno un passo in avanti. Verso il precipizio! |