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Un marziano alla Consulta 21 gennaio 2005 A leggere la relazione del presidente della Corte Costituzionale Onida c’è da chiedersi dove abbia vissuto l’illustre personaggio negli ultimi quindici anni. In una qualche isola dei mari del Sud o sull’altra faccia della luna? E’ dalla prima metà degli anni ’90 (ma la prime avvisaglie si erano avute molto prima) che il delicato equilibrio di poteri fissato dalla Costituzione tra classe politica e magistratura è saltato per aria. Ed è da allora che la vita pubblica del paese è caratterizzata dalla continua e pesante invasione di campo di settori politicizzati e corporativi della magistratura ai danni del potere legislativo. Ha mai sentito parlare il presidente Onida di quel paese che, caso unico nella storia delle democrazie, ha visto cambiare la propria classe dirigente. E non attraverso il meccanismo delle libere elezioni ma solo grazie all’uso congiunto degli avvisi di garanzia e del clamore mediatico? Qualcuno gli ha mai raccontato che in tutto questo lungo periodo molte toghe si sono comportate come tanti “colonnelli” sudamericani compiendo “pronunciamienti” che hanno portato alla delegittimazione costante di tutti i ministri della Giustizia che si sono succeduti dal ’90 ad oggi, alla messa alla sbarra di interi settori politici, alla liquidazione di un intero sistema politico ed al tentativo di ripetere l’operazione con quello che aveva sostituito il primo? Ora il presidente Onida rileva che la Corte costituzionale è l’organo di garanzia per eccellenza. E che la distinzione e la separazione dei ruoli tra i vari poteri dello stato è alla base di ogni corretta democrazia. Ma qualcuno vuole infornare il responsabile pro-tempore della Consulta che a stare all’esperienza degli ultimi quindici anni la Corte ha brillato per il totale disinteresse di quanto avveniva nel paese. E quando si è ricordata di essere organo di garanzia lo ha fatto solo per garantire quella parte del sistema giudiziario che non ha mai fatto mistero di infischiarsene della separazione e della distinzione? Per nostra fortuna il marziano Onida non resterà ancora a lungo a guidare l’organo di garanzia che non garantisce. Ma è bene che chi si deve occupare della scelta del suo successore eviti di puntare su qualche altro abitante della luna o, peggio, su chi ha contribuito alla sud-americanizzazione del paese. E’ arrivato il momento di voltare pagina. E di dare al paese una normalità democratica indispensabile per farlo uscire dalle secche in cui lo hanno portato le rivoluzioni giudiziarie e le iniziative dei golpisti di ogni genere e colore. |