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Perché gli irakeni possano votare 22 gennaio 2005 Dall’unità ad oggi molte sono le cause per cui sono morti i soldati del nostro paese. Per l’unificazione e l’indipendenza, per il raggiungimento dei confini storici, per un posto al sole, per l’Impero, per l’aumento della potenza nazionale, per la cacciata dello straniero, per la caduta della dittatura o per il riscatto dell’onore perduto. Volendo, si potrebbe allungare all’infinito questo elenco di motivazioni. Aggiungendo tutte quelle del dopoguerra, dalla solidarietà dei caduti di Kindu allo spirito umanitario dei morti in Somalia, fino alla esportazione della democrazia dei massacrati di Nassiriya. Ma oggi che si deve fornire una risposta al perché abbia perso la vita il maresciallo Simone Cola nessuna di quelle motivazioni può essere tirata in ballo. Per la semplice ragione che il nostro militare è morto per consentire agli irakeni di compiere ciò che non hanno mai fatto nel corso della loro storia, cioè votare. Può sembrare una motivazione banale. Minima rispetto a quelle del passato risorgimentale o resistenziale. Inesistente se rapportata ai grandi temi della solidarietà o della pace. Invece la ragione per cui è morto Simone Cola equivale in tutto e per tutto a quelle del passato. Perché è la motivazione del tempo presente. E, soprattutto, perché riunisce in sé anche quelle legate ai grandi temi della pace e della solidarietà degli ultimi decenni. Mettere in condizione il popolo irakeno di votare liberamente non è un atto di prevaricazione, come vorrebbero far credere i nostalgici di Saddam che si trovano in parte in Irak ed in parte ancora più grande all’esterno del paese del Tigri e dell’Eufrate. E’ un atto di grande solidarietà per chi non ha mai avuto la possibilità di esprimersi senza il timore di dover rendere conto con la propria vita delle proprie idee. Ed è un enorme contributo alla pace. Sia di un popolo che può evitare la guerra civile e religiosa solo attraverso la concreta applicazione del metodo democratico. Sia dell’intero Medio Oriente, che se le elezioni irakene dovessero fallire sarebbe sconvolto da una ennesima ventata di violenza e di estremismo fondamentalista. Il maresciallo Cola conosceva perfettamente la grande ragione che giustificava la sua presenza a Nassiriya. E su di essa basava il proprio impegno di soldato. C’è da augurarsi che il suo sacrificio venga compreso ed esaltato come merita. Anche da chi fino ad ora si è rifiutato di ammettere che non c’è pace senza democrazia. |