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Gli amici italiani dei terroristi 25 gennaio 2005 I nostalgici di Saddam hanno tutto il diritto di protestare contro le elezioni in Iraq e contro la scelta del governo italiano di favorire l’avvento della democrazia nel martoriato paese mediorientale. La legittimità democratica della loro nostalgia per il dittatore deposto dalle armi anglo-americane e per i vent’anni di terrore del suo regime criminale, è assolutamente fuor di dubbio. Ma è altrettanto fuor di dubbio che chi si pone in difesa di Saddam, contro le elezioni a Baghdad ed a favore della guerra senza quartiere proclamata e scatenata da Al Zarqawi contro la democrazia, deve accettare tutte le inevitabili conseguenze di questa scelta. La prima di queste conseguenze è la qualifica di nemico della democrazia. Chi rimpiange Saddam e giustifica Al Zarqawi deve accettare di essere catalogato come un fiero nemico del sistema democratico e dei suoi metodi. Non solo in Iraq ma anche in Europa ed in Italia. Non si può pretendere di impartire lezioni di democrazia e di tolleranza nel nostro paese e poi difendere gli antidemocratici e gli intolleranti in Medio Oriente. E si deve anche accettare che chi sottolinea una così stridente contraddizione possa nutrire ogni tipo di sospetto e di preoccupazione sulla effettiva fedeltà di costoro alle regole democratiche fissate dalla nostra Costituzione. Chi giustifica i nemici della democrazia a Baghdad è di fatto un nemico della democrazia anche in Italia. E non può ribellarsi di fronte a questa banale considerazione. La seconda conseguenza riguarda il tema della violenza. Chi giustifica le stragi indiscriminate di civili, gli appelli all’odio, le auto-bombe, le decapitazioni e tutte quelle altre efferatezze che vengono commesse giornalmente dai guerriglieri di Al Zarqawi, non può neppure immaginare di avere un minimo di credibilità come “non violento” in Italia. Al contrario, gli amici italiani dei terroristi e degli sgozzatori iracheni non possono vestire i panni dei pacifisti in Italia. Sono dei filo-terroristi e dei filo-sgozzatori. E nei loro confronti devono scattare la riprovazione e la condanna più nette. Oggi in Iraq, domani in Italia. Questo film lo abbiamo già visto durante gli anni di piombo. E le possibilità di replica vanno stroncate immediatamente. La terza ed ultima conseguenza è che chi legittima la violenza e la guerra alla democrazia non ha l’autorità morale di vestire il lutto per la morte del maresciallo Simone Cola. Chi sta dalla parte di Saddam ed Al Zarqawi è un complice oggettivo dei suoi assassini. E se vuole far valere le proprie ragioni deve anche accettarne le inevitabili conseguenze. |