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  Al bando i media cialtroni
2 febbraio 2005

Ancora sulle elezioni irachene. Ma non per dire che Bush e Berlusconi hanno vinto e le sinistre internazionali e nazionali hanno perso. E neppure per ribadire ciò che ogni persona provvista di un minimo di sale in zucca pensa da sempre. E cioè che Dario Fo fa più ridere quando parla da politico che quando recita da guitto, che Gianni Vattimo è debole non solo di pensiero ma anche di argomenti, che il Manifesto è patetico quando identifica gli Stati Uniti con Guantanamo ed i cingoli dei carri armati e che se la sinistra italiana continua a dividersi tra chi è per la democrazia e chi per i terroristi non tornerà mai più a governare il paese. Tutto questo è scontato. Così come è scontato tornare a sottolineare il rumoroso silenzio di quelle gerarchie ecclesiastiche che alla vigilia delle elezioni erano tornate a denunciare l’occupazione militare degli alleati ed a sollecitare il sollecito ritiro dei soldati occidentali.

Parliamo d’altro. Ed esattamente delle tonnellate di bugie che la stragrande maggioranza dei media nazionali e stranieri hanno prodotto giornalmente negli ultimi anni fornendo una immagine totalmente deformata e sbagliata dell’Irak e della sua popolazione. Il risultato del voto, in altri termini, pone direttamente sul banco degli imputati buona parte dei giornalisti occidentali. L’accusa è di aver raccontato non una realtà fasulla ma solo un pezzo ridotto e limitato della realtà irachena. Molti di questi giornalisti hanno l’attenuante della deformazione professionale che porta ad occuparsi solo delle notizie che fanno rumore. E che c’è di più rumoroso di una auto-bomba o di un kamikaze o di una sventagliata di mitragliatore sulla folla inerme? Chi ha vissuto l’informazione italiana durante gli anni di piombo conosce bene gli effetti di questa deformazione che fa prendere una parte per il tutto, mille terroristi per un grande movimento di massa, la violenza di una minoranza per la regola generale di una intera società. 

Ma accanto ai giornalisti con le attenuanti ci sono anche quelli con le aggravanti. Quelli che hanno preteso di guardare l’Irak con le lenti colorate ed alterate delle proprie convinzioni ideologiche e delle proprie convenienze pratiche. Quelli che hanno scambiato Bagdad del 2005 per Saigon del 1968. O, peggio, quelli che si sono rifiutati di capire il sentire comune della società irachena perché hanno trovato più conveniente atteggiarsi a pacifista alla moda, a nostalgico di Saddam o a no-global con abito griffato e conto milionario. Il voto, in sostanza, costituisce una condanna secca ed inappellabile per l’informazione fasulla, drogata, ideologica, cialtrona. Sappiamo bene che una condanna del genere non produce effetti immediati. I media imbroglioni continueranno tranquillamente ad imbrogliare. Ed i buffoni a recitare la parte dei sapienti. Ma la loro credibilità si è azzerata. E senza la fiducia dell’opinione pubblica non c’è media che possa sperare di avere vita lunga.