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L’inutile congresso dei diessini 3 febbraio 2005 Il congresso dei Ds si apre all’insegna di due certezze incrollabili. La prima è la rielezione semiplebiscitaria di Piero Fassino alla segreteria del partito. La seconda è la conferma per semi-acclamazione di Massimo D’Alema alla presidenza dei democratici di Sinistra. In mezzo a queste due sicurezze semi-bulgare figura un mare di assolute incertezze. Da quella sulle primarie nella Gad a quella sulla politica estera dell’opposizione, da quella sulla svolta di tipo riformista a quella dei rapporti con la sinistra antagonista e bertinottiana. I Ds, in altri termini, si accingono a celebrare un congresso esclusivamente nominale, che serve a rilegittimare i suoi massimi esponenti ed a codificare l’esistenza di una minoranza priva di qualsiasi peso ed incidenza ma che lascia del tutto imprecisata la definizione della strategia politica del partito. Chi si aspetta nuove svolte significative rimarrà deluso. I Ds non sono ancora pronti a chiudere definitivamente i conti con il proprio passato puntando una volta per tutte sulla linea dei riformismo socialdemocratico moderno chiuso a qualsiasi forma di estremismo massimalista. Ed, al tempo stesso, non hanno neppure la forza per rivendicare il ruolo di guida della coalizione di opposizione proponendo che non sia Romano Prodi a guidare la battaglia contro Silvio Berlusconi alle prossime elezioni politiche ma un proprio rappresentante significativo ed autorevole. Il congresso non può decidere nulla di tutto questo. E, visto che non può occuparsi di alta politica, non è in grado neppure di dedicarsi alla politica più bassa, quella del confronto e della conta tra le diverse correnti. I rapporti di forza interni sono ormai definiti. Veltroni è rientrato, Salvi e Mussi sono marginalizzati. Ogni discussione su questo punto è ormai inutile. Più che di congresso, quindi, sarebbe il caso di parlare di “convention”. Né più né meno di quanto avviene per le assemblee di Forza Italia o di qualsiasi altro partito italiano, sia esso di maggioranza che di opposizione. In fondo è proprio questa la vera e sola novità dell’assise diessina di Roma. Anche la forza politica che più di ogni altra conservava gelosamente il proprio Dna di partito di massa cambia pelle e dato genetico. D’ora in poi i Ds vanno considerati come un moderno partito di plastica che celebra un congresso solo per andare tre giorni di seguito al telegiornale di prima serata. Insomma, sotto il marchio niente! |