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  Lo scontro di civiltà dei terroristi
10 febbraio 2005

Non ci possono essere limiti al tentativo di salvare la vita di Giuliana Sgrena. E, quindi, non va presa neppure in considerazione l’ipotesi di valutare secondo gli schemi politici e culturali normali il testo dell’appello ai rapitori della giornalista lanciato dal “Manifesto” attraverso le principali emittenti televisive arabe. L’emergenza giustifica tutto. Anche le blandizie eccessive ai terroristi. E, se vogliamo, anche il tentativo di convincerli che la Sgrena è una loro simpatizzante e meglio avrebbero fatto a catturare un giornalista di altro giornale ed altro orientamento. Ma, rinviando al dopo la liberazione della collega questo genere di valutazioni, bisogna pure che nel frattempo ci si incominci ad interrogare sul perché i rapimenti dei terroristi iracheni colpiscano quasi sempre dei giornalisti occidentali schierati a sinistra e simpatizzanti dei presunti “resistenti” contro “l’imperialismo” americano ed occidentale. 

Qualcuno parla di fenomeno casuale. E sostiene che non c’è alcun disegno politico dietro queste catture. Altri aggiungono che la casualità è favorita proprio dai comportamenti dei giornalisti che simpatizzano per i nemici degli americani e degli occidentali. Convinti, proprio perché impermeati della cultura politicamente corretta della sinistra dei paesi liberi e democratici, di poter contare su una sorta di salvacondotto costituito dalle loro simpatie per i terroristi, costoro si espongono più degli altri. E la mancanza di cautele li rende dei bersagli più facili e più presi di mira. E’ probabile che in questa seconda considerazione ci sia una piccola parte di verità. E’ indubitabile che nella mentalità del militante di sinistra occidentale sia radicata la convinzione di poter contare su una sorta di solidarietà internazionalista da parte di tutti quelli che si pongono come nemici dichiarati degli Stati Uniti e dei loro alleati. E non è difficile immaginare che questa convinzione possa favorire inconsapevolmente comportamenti prudenti, se non ostili, nei confronti delle truppe alleate e disinvolti ed amichevoli nei confronti dei guerriglieri e dei terroristi.

Se i rapimenti di giornalisti occidentali di sinistra fossero stati un caso isolato è indubitabile che nessuno avrebbe mai contestato una simile spiegazione. Ma il fenomeno è divenuto ricorrente. Il caso Sgrena è solo l’ultimo di una lunga serie. Ed in queste condizioni diventa indispensabile fornire una lettura politica degli avvenimenti. Perché i terroristi catturano chi simpatizza con loro? Nessuno ha la risposta certa in tasca. Ma forse non è sbagliato incominciare a pensare che i militanti del fondamentalismo islamico non abbiano la stessa mentalità del militante politico della sinistra occidentale. Questi ultimi possono essere solidali con i secondi in nome del comune anti-americanismo ed anti-occidentalismo. Ma i terroristi iracheni non sono affatto solidali con i loro simpatizzanti occidentali. Per la semplice ragione che non sono spinti dai pregiudizi ideologici ma da quelli religiosi e razzisti. Perché, allora, i bersagli preferiti dei terroristi sono i giornalisti di sinistra occidentali? Perché in questo modo possono rendere più evidente che per loro lo scontro in atto è di civiltà e non di ideologie. Come ai tempi dei califfi!