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  Dopo Achille Lollo è il momento dei cattivi maestri
11 febbraio 2005

Le sconvolgenti rilevelazioni di Achille Lollo sulla strage di Primavalle sono destinate a riaprire il capitolo giudiziario sull’assassinio dei fratelli Mattei. Ora ci saranno nuove inchieste e, forse, sempre che i termini della prescrizione non abbiano azzerato tutto, un nuovo processo. Ma sarebbe un gigantesco errore pensare che la vicenda possa essere rinchiusa ed esaurita nel solo recinto della giustizia, magari per l’occasione allargato alle inevitabili polemiche e speculazioni politiche. Certo, chiedere che i colpevoli di un delitto così efferato paghino per le loro colpe è legittimo e comprensibile. Soprattutto se si considera che dei sei organizzatori ed esecutori della strage solo uno, Achille Lollo, è stato in carcere per un breve periodo di tempo. Ma sono passati trent’anni dal tragico avvenimento. E la distanza temporale rende fin troppo evidente che né la riapertura delle indagini, né un eventuale processo e neppure le inevitabili spoculazioni politiche legate all’imminenza della campagna elettorale possono fornire una risposta esauriente alle esigenze di verità storica poste dalla resplosione della vicenda.

Oggi noi conosciamo i nomi di tutti gli autori della strage, sappiamo che fin da allora erano in molti a conoscere nel dettaglio la dinamica del delitto, siamo consapevoli che non si è trattato di una faida interna alla sezione missina come pure era stato sostenuto con grande clamore mediatico da chi era a conoscenza della verità. Ma, soprattutto, siamo perfettamente consapevoli che l’orrore di Primavalle venne volontariamente ed artificiosamente coperto dagli uomini di punta della sinistra italiana, non solo quella extraparlamentare e gruppettara ma anche parlamentare e tradizionalmente rispettosa delle istituzioni. Non in nome di una solidarietà personale nei confronti del collettivo di Potere Operaio autore del rogo, ma sulla base del diffuso pregiudizio ideologico tipoco di quegli anni in base al quale “uccidere un fascista” non era una reato ma la semplice attuazione della rivoluzione mai completata ai tempi della Resistenza.

Mettere sul bando degli imputati Lollo ed i suoi compagni, compresi quelli mai individuati fino ad ora, è dunque riduttivo. Ed addirittura fuorviante. Se si vuole avere la garanzia che quel clima di guerra civile e quelle giornate cupe di violenza ingiustificata non si possano mai ripetere, bisogna avere il coraggio di chiedere un bel diverso processo. Quello che chiama in causa i “cattivi maestri” di allora che si sono perpetuati fino ad oggi. E rende evidente una volta per tutte che per una perte consistente della sinistra italiana la guerra civile non è durata solo dal ’43 al ’45 ma è andata avanti come un fiume carsico per l’intero dopogeurra scomparendo e riapparendo a secondo delle necessità del momento. Questi “cattivi maestri” non si sono rassegnati a considerare esaurito il fiume di sangue. E cercano con ogni mezzo di farlo riapparire anche adesso. Ma se si vuole scongiurare definitivamente una ipotesi del genere non ci si può accontetare della confessione di Lollo. Bisogna pretendere la confessione di tutti i corresponsabili. E solo allora si potrà chiudere il capitolo. Magari con l’amnistia!