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  Solo la verità può portare all’amnistia
12 febbraio 2005

All’indomani della rivoluzione giudiziaria di Mani Pulite furono in molti a chiedere una amnistia che chiudesse la stagione della gogna mediatica, delle forzature giustizialiste e della guerra civile condotta a mezzo di avvisi di garanzia, manette facili e carcerazioni preventive. Ogni richiesta, però, si scontrò contro l’osservazione che una eventuale amnistia sarebbe stata un semplice colpo di spugna che non avrebbe affatto ricomposto l’unità del paese, lacerata dalle forzature giacobine mediatico-giudiziarie ma sarebbe servita soltanto a nascondere e sanare le malefatte degli imprenditori corrotti e dei politici tangentisti. Di amnistia si sarebbe potuto parlare solo in seguito ad una grande operazione di verità. Confessate e rinunciate ad avere un ruolo nella politica italiana, dicevano i magistrati, e sarete assolti: ammettete i vostri peccati, aggiungevano gli esponenti di punta della sinistra che appoggiava la magistratura giustizialista, e potrete sperare di scampare la galera e di ritirarvi a vita privata.
Viene naturale ricordare questa posizione nel momento in cui si torna a parlare degli “anni di piombo”, della stagione del terrorismo, della strage dei fratelli Mattei di Primavalle e di tutte le altre centinaia di uccisioni che ci sono state in quegli anni e che sono rimaste del tutto impunite. 

Gli ex leader dell’ultra sinistra di allora, quelli che si erano convinti di dover completare con la violenza e con le armi il lavoro interrotto dalla Resistenza tradita, chiedono ora di chiudere una volta per tutte quegli anni tragici con una amnistia che porti la pace a più di trent’anni di distanza. Molti ironizzano sulle inchieste “archeologiche” che pretendono di fare luce sui fatti sanguinosi ancora nell’ombra. Altri addirittura accusano il centro destra di voler artificiosamente riesumare un clima di odio e di tensione per semplici fini elettoralistici. Tutti insistono sulla necessità di imitare il Togliatti del primo dopoguerra e di chiudere con una amnistia la seconda guerra civile degli anni Settanta così come era stata chiusa la prima del ‘43-’45. La proposta è comprensibile, ragionevole ed anche accettabile. Ma ad una condizione. La stessa posta per chiudere la fase di Mani Pulite. E cioè che l’eventuale provvedimento d’amnistia venga subordinato ad una precisa operazione-verità ed al ritiro dalla vita pubblica di chi si è macchiato di crimini durante gli “anni di piombo”. Speculare sulle tragedie del passato è sicuramente ignobile. Ma pretendere l’impunità è ancora più ignobile. Soprattutto quando sui silenzi e sulle coperture del passato sono stati costruiti dei podi dall’alto dei quali si continua ad esercitare il ruolo dei “cattivi maestri”.