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Gli Agnelli, l’incognita del Lingotto 15 febbraio 2005 Luca di Montezemolo tira un sospiro di sollievo e dice che, evitato il rischio di un estenuante ed interminabile contenzioso giudiziario con General Motors, la Fiat può tornare finalmente a “parlare di auto”. Marco Tronchetti Provera manifesta la propria soddisfazione per il raggiunto accordo tra la casa automobilistica italiana e quella americana e dice che adesso è l’intera industria italiana a rilanciare il proprio ruolo ed a farsi valere sui mercati mondiali. Silvio Berlusconi, a sua volta, chiude il cerchio manifestando ottimismo sulle prospettive di sviluppo che si aprono per la Fiat e per tutte le imprese nazionali. Il modello a cui tutti pensano ma di cui nessuno parla è quello dell’Agusta di Finmeccanica, quella che è riuscita a vendere i propri elicotteri al presidente degli Stati Uniti battendo concorrenti agguerritissimi e di altissimo livello. Ma come si fa a mettere in condizioni la Fiat di seguire l’esempio dell’Agusta? Al momento, malgrado gli entusiasmi e la soddisfazione per la chiusura positiva della vicenda con la Gm, nessuno è in grado di dare una risposta precisa all’interrogativo. C’è chi parla di possibili aperture del mercato cinese e chi tira in ballo quello indiano. Ma nessuno è in possesso di una ricetta precisa per guarire la grande malata dell’industria italiana. Se si esclude quella improponibile del semplice ricorso agli ammortizzatori sociali per scaricare sulle spalle dello stato il peso dei debiti pregressi e di gestione dell’azienda torinese. E’ chiaro che per passare dagli auspici astratti ad una proposta concreta sia necessario un colpo d’ingegno capace di aprire una nuova e diversa strada. Ma è altrettanto chiaro che prima di questo passaggio sia necessario sciogliere il nodo prioritario della proprietà, cioè del rapporto tra Fiat e famiglia Agnelli. I rappresentanti della dinastia intendono rinsaldare il legame storico con l’azienda e con l’auto oppure sono orientati a continuare a puntare sulla finanza o su qualche altro settore?
Non c’è bisogno di spiegare la ragione per cui la questione debba essere considerata prioritaria. Il paese (perché è dell’intero paese che si tratta) è ancora disponibile a dare credito agli Agnelli se decidono di non abbandonare la principale industria italiana.
Ma su questo punto non ci possono essere equivoci o furbizie di sorta. O dentro o fuori, subito. Poiché se sulla Fiat si gioca il futuro dell’intera industria italiana, è necessario realizzare una grande operazione-fiducia nei confronti dei contribuenti. Convincendoli che i tempi delle nazionalizzazioni delle perdite e della privatizzazione dei profitti è definitivamente finito! |