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  L’inesistente politica estera del Professore
26 febbraio 2005

Chissà come sarà stato contento Bush di quel “Welcome, Mr President” inviatogli dalle colonne di “La repubblica” dall’ex presidente della Commissione Ue e leader dell’Unione della sinistra italiana Romano Prodi! E chissà quali salti di gioia avrà fatto nel leggere il seguito del “Welcome, Mr President” scritto sempre da Romano Prodi questa volta sul “Corriere della Sera”! A stare all’atteggiamento del “professore” ed al comportamento della grande stampa italiana, il presidente Usa dovrebbe essere felicissimo di registrare che il leader della sinistra unitaria italiana non lo considera più una persona non gradita. Ed è addirittura disposto a manifestare soddisfazione per la mano tesa che il texano Bush ha rivolto ai paesi europei nel suo viaggio nel Vecchio Continente.

Nella realtà, però, è facile stabilire che il presidente Usa ha bellamente ignorato le sortite e le soddisfazioni di Prodi. E non per sottovalutazione da parte dell’ambasciata americana a Roma ma solo perché i due articoli di Prodi non rappresentano affatto il segnale di un cambiamento della politica estera della sinistra italiana ma solo la conferma delle sue preoccupazioni di politica interna. Prodi, in altri termini, non ha scritto due interminabili articolesse per manifestare il diverso interesse che la sua coalizione manifesta per gli sviluppi positivi della politica condotta dagli Stati Uniti nei confronti dell’Europa. Lo ha fatto solo ed esclusivamente per tenere insieme i pezzi sparsi del centro sinistra italiano messi in stato di fibrillazione dagli innegabili successi ottenuti da Bush con le elezioni in Iraq e con l’avvio del processo di pace in Medio Oriente. 

Il leader dell’Unione, infatti, sa bene che per superare la diffidenza che gli Usa hanno nei confronti della sinistra italiana non bastano uno scontato benvenuto e qualche apprezzamento generico. Bush è perfettamente consapevole che se l’Italia non fosse stata governata da Silvio Berlusconi, la sinistra di Prodi avrebbe appiattito il nostro paese sulle posizioni di Francia e Germania. E Prodi sa che Bush sa. Per cui le elucubrazioni del “professore” non costituiscono un segnale di novità nella politica estera dell’Unione ma l’ennesimo tentativo di tenere insieme un centro sinistra italiano continuano ad imporre alle componenti riformiste le posizioni massimaliste delle componenti oltranziste. L’eterno problema di Prodi è di garantirsi il sostegno di Fausto Bertinotti secondo l’antico principio del “niente nemici a sinistra”. Ma perché un avversario della sinistra come Bush dovrebbe dare credito a chi ha come unica preoccupazione quella di blandire costantemente la sinistra?