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  Bertinotti uomo forte dell’Unione
3 marzo 2005

Tutto si può dire di Fausto Bertinotti, tranne che non parli chiaro. Alla vigilia del congresso di Rifondazione Comunista ha dichiarato con grande franchezza la ragione del suo “entrismo” nell’Unione. Non punta solo ad entrare al governo come già avvenne ai tempi del governo di Romano Prodi dell’avvio della precedente legislatura. Punta ad entrare nel governo non più nella veste di allora di parente povero del centro sinistra trionfante ma nei panni dell’unico e solo motore della nuova coalizione di centro sinistra. Bertinotti, in sostanza, non si accontenta di un piatto di lenticchie ministeriali. E neppure di qualche concessione programmatica come la patrimoniale o le 35 ore. Vuole la guida dello schieramento, per sé e per quella componente non riformista che può contare sul consenso della maggioranza dei militanti di base della sinistra italiana.
In questo quadro di rivendicazione della leadership dell’Unione si colloca il suo rifiuto di qualsiasi unità con le altre forze della sinistra antagonista e massimalista. Dai Verdi ai Comunisti Italiani. Costoro, secondo Bertinotti, non possono avanzare richieste di sorta. Debbono semplicemente accodarsi e seguire. Perché, come hanno dimostrato le primarie pugliesi, Rifondazione Comunista ed il suo leader hanno saldamente nelle proprie mani il bastone di comando della sinistra non riformista italiana e sono impegnate nella battaglia per la conquista dell’egemonia all’interno dell’Unione all’insegna del recupero del concetto di “rivoluzione”.

La chiarezza di Bertinotti sembra diretta non solo a mettere in riga i vari Diliberto, Cossutta e Pecoraro Scanio ma anche lo stesso Romano Prodi. In realtà apre una sfida diretta ed all’ultimo sangue con i Democratici di Sinistra. Collocati ancora una volta in mezza al guado, i Ds di Pietro Fassino non sono più il partito erede del partito avanguardia della classe operaia e non sono ancora quella forza socialdemocratica e riformista europea di cui favoleggia da tempo Massimo D’Alema. Non sono né carne, né pesce. E come tali rischiano di finire nella tenaglia formata da Prodi da una parte, che con l’Unione attenta alla loro sovranità, e da Bertinotti dall’altra, che li scaccia dalla loro tradizionale area di sinistra diventandone il caso incontrastato. In altri tempi il partito oggi guidato da Fassino avrebbe saputo reagire. Adesso incassa i colpi e tace. A maggior gloria del “subcomandante Fausto” che si prepara ad essere l’unico e solo rappresentante della sinistra italiana dentro l’Unione dei deboli.