![]() |
|
I riformisti non battono alcun colpo 4 marzo 2005 Ciò che stupisce non è la sfida aperta lanciata ai riformisti da Fausto Bertinotti nella partita per la conquista della leadership dell’Unione. Il leader di Rifondazione Comunista fa il suo mestiere. Che è quello di dare un obbiettivo alto all’azione politica del proprio partito. E ha tutto il diritto di farlo visto che alle spalle può contare su un largo consenso tra il popolo della sinistra. Ciò che stupisce, semmai, è il silenzio e la passività degli sfidati. Di fronte al guanto di sfida lanciato da Bertinotti i riformisti rimangono inerti. Non un gesto, non una parola, non un segno visibile di vitalità o, peggio, di esistenza. Passi per Romano Prodi, che pur di poter tornare a sperare di vincere le elezioni attraverso l’alleanza con Rifondazione è disposto anche a lucidare le scarpe al “subcomandante Fausto”! Ma tutti gli altri, quelli che si dicono riformisti e riformatori, i vari Fassino e D’Alema, i Rutelli ed i Boselli, perché mai si accucciano muti all’angolo senza avere il coraggio di reagire in alcun modo alla sfida del capo dei massimalisti? La risposta è che alla vigilia di una campagna elettorale particolarmente impegnativa ed importante bisogna privilegiare le ragioni dell’unità rispetto a quelle della competizione. Ma chi si nasconde dietro a questa argomentazione sa bene di dire una sciocchezza. E’ proprio perché le prossime elezioni regionali rivestono una importanza particolare che i riformisti dovrebbero avere il coraggio di uscire allo scoperto ad accettare la sfida con i massimalisti per la leadership del centro sinistra. Quando, altrimenti, se non nel momento in cui si decide nel concreto quali dovranno essere le caratteristiche politiche principali dello schieramento destinato a sfidare la Casa delle Libertà nel 2006? Tanta passività e tanti silenzio da parte dei riformisti, quindi, non nasce dal timore di incrinare l’immagine unitaria dell’Unione. Dipende, più semplicemente, dallo stato di atarassia politica in cui costoro sembrano essere caduti. Bertinotti ha una linea chiara, netta, riconoscibile. Chiede la patrimoniale, la nazionalizzazione delle grandi aziende in crisi, la cancellazione di tutte le riforme varate dal centro destra nel corso dell’attuale legislatura, la difesa ad oltranza dello stato assistenziale, l’antiamericanismo nudo e crudo ed, in generale, il ritorno agli anni ’70, con il salario variabile indipendente e la scala mobile finanziata dal deficit crescente dello stato. Qual è la linea antagonista dei riformisti? La risposta è che questa linea non c’è. O meglio, la linea riformista esiste. Ma non è quella dei presunti riformisti del centro sinistra ma quella dei riformisti veri del centro destra. Se questo è il punto si capisce perché Bertinotti rivendichi la leadership dell’Unione. E, soprattutto, perché abbia invitato al congresso Silvio Berlusconi. La partita è tra loro due. Tanto vale metterlo in chiaro fin da adesso! |