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  Il centro destra non capisce il “caso Venezia”
10 marzo 2005

Il centro destra si rallegra e si strofina le mani dalla soddisfazione di fronte al cosiddetto “caso Venezia”. L’idea che il filoso Massimo Cacciari ed il magistrato Felice Casson si scontrino in nome della Margherita il primo e dei Ds il secondo manda in sollucchero gli esponenti della Casa delle Libertà. A loro modo di vedere, la lotta intestina del centro sinistra veneziano costituisce la dimostrazione lampante che il nome “Unione” non ha minimamente saldato i vari pezzi dell’opposizione ed è servita semplicemente a nascondere le inconciliabili divisioni che lacerano lo schieramento prodiano. Questi rappresentanti del centro destra compiono un clamoroso errore. Per la semplice ragione che il “caso Venezia” può essere anche un esempio delle divisioni in atto nel centro sinistra ma è anche la dimostrazione lampante e clamorosa che la Casa delle Libertà non è in grado di approfittare in alcun modo della debolezza dell’avversario. 

Da questo punto di vista, infatti, il “caso Venezia” costituisce la cartina di tornasole della totale incapacità di fare politica della Cdl a livello locale. Non c’è bisogno di rilevare che se i dirigenti del centro destra fossero stati all’altezza dei compiti assegnati loro dagli elettori avrebbero reagito alla guerra tra Cacciari e Casson trovando immediatamente una intesa su un unico candidato alternativo a quelli della Margheita e dei Ds. Perché questo passo scontato non è stato neppure tentato? La risposta è semplice. E centra perfettamente la causa della incapacità di fare politica a livello locale della Casa delle Libertà. Cioè la natura delle divergenze inconciliabili che impediscono di concordare tra i vari partiti del centro destra un candidato unico o, peggio, che in alcuni casi provocano addirittura lacerazioni all’interno di uno stesso partito. 

Questa natura è l’assoluta impoliticità delle ragioni delle divisioni. Mentre nel centro sinistra le spaccature hanno sempre un fondamento politico (e per questa ragione possono sempre essere ricomposte), nel centro destra le divisioni hanno sempre motivazioni diverse dalla politica (gli interessi, le ambizioni personali, le faide di gruppo o le semplici antipatie personali). La conclusione è quindi che una volta arrivati al ballottaggio i voti di Cacciari e di Casson si assommeranno mentre quelli di tanti candidati espressi dalle forze del centro destra si disperderanno. Con la conseguenza che una possibile e probabile maggioranza si trasformerà inevitabilmente in una minoranza priva di qualsiasi valore politico. Da questo punto di vista Venezia è solo la punta di un iceberg gigantesco. Che minaccia di gelare la Casa delle Libertà in ogni elezione amministrativa e locale. Ed, in prospettiva, anche alle elezioni politiche nazionali.