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  I dazi e l’amnesia di Prodi
11 marzo 2005

E’ solo una clamorosa bufala la polemica sui dazi che sembra in queste ore sconvolgere l’unità della maggioranza di centro destra. Per la semplice ragione che il governo non è in grado di prendere alcuna decisione in materia. La politica del commercio è di competenza piena ed esclusiva dell’Unione Europea. E se quindi si vogliono innalzare barriere per proteggere i prodotti italiani da quelli cinesi non bisogna bussare a Roma ma a Bruxelles. I dirigenti della Lega, che hanno creato la panna montata su questo caso fasullo, lo sanno benissimo. Ma debbono dimostrare al proprio elettorato formato da piccoli imprenditori padani che sono impegnati a difendere i loro interessi. E per farlo con un minimo di ritorno di natura elettorale sono costretti ad imitare i napoletani della Marina Borbonica e “fare ammuina”. Anche i dirigenti di An e dell’Udc conoscono alla perfezione la situazione che rende del tutto inutile la polemica sui dazi. Ma anche loro debbono fare i napoletani di Franceschiello. Per non soccombere elettoralmente sotto il “fuoco amico”. 

Ma se si comprende la natura strumentale e fittizia della polemica della Casa delle Libertà, non si riesce minimamente a capire in base a quale logica Romano Prodi e gli esponenti dell’Unione pretendano di sfruttare a loro vantaggio la faccenda strappandosi le vesti con fare sdegnato di fronte alla richiesta leghista dell’introduzione dei dazi. Si tratta di misure “impossibili”! Ha sentenziato il leader del centro sinistra cancellando di colpo l’esperienza fatta per cinque anni di seguito come presidente della Commissione Europea. I dazi e le misure protezionistiche, infatti, sono stati e rimangono la base della politica commerciale dell’Unione Europea. Se non ci fossero misure del genere per proteggere l’agricoltura occidentale i prodotti dell’Africa e dei paesi del Terzo mondo invaderebbero il Vecchio continente mandando a rotoli gli agricoltori e gli allevatori di Francia, Germania, Polonia e della stessa Italia. Dei dazi, quindi, si può dire tutto il male possibile. E chi è liberale non può non farlo. Tranne, però, affermare che sono impossibili. Se poi a farlo è Romano Prodi, che da presidente della Commissione Ue ne ha visti e sottoscritti a valanghe, non si tratta di “ammuina” elettorale ma di vergognosa sceneggiata.