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  La pericolosa scommessa del Professore
1 aprile 2005

La sinistra ha impostato la propria campagna elettorale ponendo la propria vittoria come assioma assoluto. Nessun dirigente dell’Unione ha preso in considerazioni ipotesi diverse. E se c’è stata discussione questa ha riguardato solo la proporzione della scontata vittoria sul centro destra. Dodici regioni a due? Oppure dieci regioni a quattro? O, ultima e del tutto improponibile ipotesi, nove regioni a sei? Nessuno è in grado di prevedere quale sarà il reale risultato di lunedì notte. Ma tutti sono assolutamente consapevoli che se anche dovesse finire 12 a 2 i rapporti di forza reali tra la maggioranza e l’opposizione non sarebbero minimamente alterati. Vincere in qualche regione sul filo di lana di qualche migliaio di voti non sposterà di un millimetro l’attuale quadro politico. Anzi, a ben guardare, anche nell’ipotesi più favorevole al centro sinistra, solleverà una questione che, passata la fase propagandistica dell’esaltazione della presunta vittoria, diventerà un incubo per i dirigenti dell’Unione. Quello della evidente incapacità dell’opposizione di sfondare il centro destra e conquistare il consenso della maggioranza del paese.

In questa chiave, a poche ore dal voto delle regionali, l’interrogativo principale non è più quanto e come potrà vincere il centro sinistra ma come lo stesso centro sinistra farà a non perdere. Un qualsiasi risultato inferiore al preannunciato 12 a 2 sarà una sconfitta. E se mai il numero complessivo dei voti del centro destra continuerà ad essere superiore a quello del centro sinistra (il chè non è affatto difficile, visto che il peso numerico degli elettori lombardi è decisamente superiore a quello degli elettori umbri o toscani), allora la sconfitta non sarà neppure contenuta ma assumerà l’aspetto di una vera e propria disfatta. A quel punto verrà inevitabilmente al pettine il fatto che la linea estremista di Romano Prodi, già bocciata alle europee, si è rivelata fallimentare. Il tutto nel momento di maggiore vantaggio per l’opposizione, quello in cui la maggioranza si è ritrovata a gestire l’Irak e la crisi economica. E, soprattutto, il momento nel quale il centro destra non ha calato sul tavolo l’asso rappresentato dall’impegno personale di Silvio Berlusconi nella campagna elettorale. La sinistra continua a sbandierare la massima certezza di vittoria. Ma tra Prodi e Berlusconi chi rischia grosso non è il secondo ma il primo. Il Premier ha un anno di tempo per giocare la propria partita. Il leader dell’Unione o vince adesso o mai più.