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Tanto rispetto ma niente eccessi di zelo
2 aprile 2005 La politica si ferma ed il paese trattiene il fiato di fronte al dramma di Giovanni Paolo II. Non solo i credenti ed i praticanti ma anche i cosiddetti laici, quelli che non credono o, se credono, non praticano e si sentono lontani anni luce dalla Chiesa e dalle sue gerarchie. Gli italiani non possono non dirsi cristiani. La vecchia affermazione di Benedetto Croce continua ad essere pienamente valida. Ma, soprattutto, si sentono particolarmente legati al pontefice polacco che, più di parecchi suoi predecessori, ha saputo farsi romano. Per questo è giusto che la campagna elettorale si sia conclusa con qualche ora d’anticipo rispetto alla sua scadenza naturale in segno di omaggio e di affetto per il Papa ammalato. Ed è sacrosanto che l’intera opinione pubblica nazionale segua con trepidazione le notizie sulla salute del pontefice che trapelano dalle stanze del Vaticano. Anche se qualche personaggio politico ha pensato di sfruttare a proprio vantaggio la scelta di bloccare la campagna elettorale, i sentimenti di preoccupazione per la sorte di Giovanni Paolo II sono forti, reali, radicati. E giustificano anche qualche eccesso di preghiera e genuflessione. Ma è bene non andare troppo oltre con questi eccessi. In primo luogo perché lo stesso Karol Wojtyla non lo gradirebbe. In secondo luogo perché gli occhi del mondo intero sono rivolti, in questo doloroso momento, verso Roma e l’Italia. E non sarebbe affatto opportuno se invece di dare l’immagine di un paese moderno, avanzato, consapevole dell’importanza storica di ospitare da duemila anni la sede della Chiesa cattolica offrisse invece l’immagine di un paese ottusamente ed ipocritamente bigotto, fondamentalista o ridicolmente nostalgico dei tempi passati dei Papa-Re e delle loro teocrazie. Non si vada oltre, allora, la scelta di anticipare la chiusura della campagna elettorale. Al Pontefice ammalato basta questo atto di rispetto e di amore. Il rinvio delle elezioni e la paralisi della società italiana in attesa di una scomparsa che non è affatto detto debba essere imminente, costituirebbero degli eccessi di zelo inutili, buoni solo a sporcare di vetero-clericalismo un paese che ha imparato da tempo e sulla propria pelle come sia importante tenere separati lo stato dalla chiesa, la democrazia dalla religione. Siamo a Roma! Mica nella Kabul dei talebani! |