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  Analisi di un fallimento particolare
5 aprile 2005

Ci sarà tempo per le analisi dettagliate dei risultati elettorali, della possibile influenza della morte del Papa sull’esito del voto o della speranza di Silvio Berlusconi di recuperare il terreno perduto nelle regionali in un anno di impegno personale nella campagna per le prossime politiche. Ci vorrà anche tempo per assorbire il trionfalismo del centro sinistra ed i contraccolpi all’interno del centro destra. Ma fin da ora va detto che per quanto riguarda lo spicchio importante dell’elettorato nazionale che si riconosce nei valori della democrazia laica e liberale queste elezioni rappresentano il punto di arresto definitivo della caduta rovinosa iniziata nella prima metà degli anni ’90 su spinta della cosiddetta rivoluzione giudiziaria. Subito dopo le elezioni europee ed in vista della campagna elettorale delle regionali “L’opinione delle libertà” si era fatta promotrice di un progetto di aggregazione dell’intera area laica e riformista. 

L’appello, lanciato da me a da Davide Giacalone, aveva suscitato un ampio dibattito e raccolto parecchie adesioni. Al punto che l’ampio materiale prodotto aveva fatto da base ad un volume edito da Rubbettino che avrebbe dovuto servire da stimolo alla realizzazione del progetto. Eravamo convinti che se liberali, repubblicani, socialisti, socialdemocratici, laici senza partito e radicali si fossero messi insieme creando una federazione capace di parlare un linguaggio unitario, le elezioni regionali sarebbero state contrassegnate da un evento nuovo e significativo. L’area laica e riformista sarebbe stata la protagonista della competizione oscurando qualsiasi lista di disturbo posta alla estrema destra della Casa delle Libertà. E si sarebbe trasformata nell’ago della bilancia delle successive elezioni politiche grazie alla propria capacità di essere non solo l’erede delle grandi tradizioni politiche nazionali ma anche di essere l’unica forza titolata a portare avanti credibilmente i valori della democrazia e della libertà con quelli della modernizzazione del paese e del suo rilancio.

Quel progetto è fallito. L’area laica e riformista non ha mai visto la luce. I partiti che avrebbero dovuto costituirla hanno preferito marciare divisi per essere bastonati uno per volta. I socialisti si sono incaponiti nel tentativo di ritrovare una unità socialista che è stata ormai cancellata dalla storia. E dove hanno costituito liste comuni con liberali e repubblicani si sono lasciati travolgere da tali pretese egemoniche da rendere impossibile all’elettorato laico di confluire in quello che avrebbe dovuto essere il contenitore unico dell’area e la basse di un nuovo e grande soggetto politico. I radicali sono tornati a chiudersi nella loro autoreferenzialità ormai destinata a trascinarli nel baratro dell’eutanasia politica. I repubblicani si sono rivelati essere una sigla vuota al servizio di una o due persone. I liberali sono stati costretti a concentrare le proprie esigue forze su un tentativo di rinascita dall’esito semi-disperato. Ognuno, in altri termini, ha lasciato cadere l’appello alla costruzione della casa laica ed ha preferito badare al proprio “particulare”.

I risultati elettorali, al di là di qualsiasi valutazione sul “cappotto” operato dalla sinistra ai danni del centro destra, indicano che la linea dell’egoismo delle forze dell’area laica e riformista ha prodotto esclusivamente macerie. Non è nata la casa laica ed i gruppi dirigenti che l’avrebbero dovuta costruire si sono politicamente suicidati. Anche questo tema, come gli altri, dovrà essere approfondito nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Partendo però da due dati incontestabili. Il primo è che le idee di libertà, di democrazia, di laicità e di modernizzazione del paese non possono rimanere senza rappresentanza. Il secondo è che quelli che le hanno nominalmente rappresentate fino ad ora hanno perso ogni titolo per continuare a farlo. I morti, per dirla evangelicamente, seppelliscano i morti. E lascino una volta per sempre spazio ai vivi.