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Ballarò, leadership e futuro della Cdl 7 aprile 2005 I dati di ascolto di “Ballarò” hanno spento sul nascere tutte le discussioni sulla leadership di Silvio Berlusconi che la sinistra sperava potessero divampare all’interno del centro destra. I sei milioni di telespettatori ed il 24 per cento di indice di ascolto hanno dimostrato che per il Cavaliere non è ancora il tempo di passare la mano a qualche sostituto. La Cdl ha perso le elezioni regionali ma non è affatto diventata acefala. Anche se un po’ ammaccato il suo leader è ancora integro. E da quanto ha dato a vedere non sembra affatto disposto a buttare la spugna di fronte all’orgoglioso trionfalismo del centro sinistra. Nel centro destra, ovviamente, rimangono alcune voci che insistono nel sollevare la questione Berlusconi. Lo fanno Bruno Tabacci e Domenico Fisichella. Ma la loro è una posizione assolutamente marginale. Se avesse voluto, il ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno, che pure non è mai stato tenero nei confronti del presidente del Consiglio, avrebbe potuto approfittare della trasmissione di Giovanni Floris per sollevare formalmente il problema, aprendo la crisi di governo e spianando la strada ad una verifica dall’esito assolutamente imprevedibile. Non lo ha fatto. E la sua scelta obbliga oggi Alleanza Nazionale a mantenere un profilo molto basso nel dibattito sulle cause della sconfitta elettorale. In più spinge le altre forze di governo, dall’Udc al Nuovo Psi fino all’evaporato Pri, a seguire la stessa linea. Naturalmente l’apparizione a Ballarò non ha tolto tutte le castagne dal fuoco al leader della Casa delle Libertà. Lo ha semplicemente liberato dall’incombenza di ribadire di essere il capo della coalizione. Il difficile, però, viene adesso. Non solo per quanto riguarda la ristrutturazione ed il rilancio di Forza Italia ma soprattutto per quanto concerne il messaggio complessivo che il centro destra intende dare al paese nel corso della lunghissima campagna elettorale aperta formalmente martedì sera. Di Forza Italia è inutile parlare. Se la perdita del partito di maggioranza della coalizione provoca la sconfitta della coalizione stessa, è chiaro che Berlusconi deve rimettere mani nel partito. Sia rigenerandolo negli uomini e nelle strutture, sia adeguandolo alla realtà politica del momento che è fatta di tante e diverse componenti politiche e culturali che al momento non trovano spazio e che, invece, andrebbero recuperate. Magari con una formula di federazione aperta che servirebbe ad allargare al massimo il ventaglio della rappresentatività di Forza Italia ed a risolvere in partenza i frazionismi che hanno favorito la sconfitta alle regionali. Da quello della Mussolini a quello di Rotondi, da quello delle forze laiche e quello delle liste civiche. Sul messaggio, invece, è bene compiere un approfondimento. Fino ad ora il governo ha goduto di una pessima comunicazione dovuta al fatto che i tre quarti dei media italiani fanno parte dell’“armata rossa” che affianca il centro sinistra. In più ha fatto anche cattiva comunicazione, rifiutandosi di riconoscere la gravità di un declino preso in eredità dai governi precedenti, pretendendo di dipingere di rosa una realtà invece cupa per cause internazionali e rinunciando a ribadire di essere una forza di cambiamento di un paese che o si innova o perisce. La comunicazione ed il messaggio, quindi, diventano decisivi. Sia trovando i comunicatori ed i mezzi di comunicazione più adeguati, sia rafforzando il messaggio teso a dimostrare che la ricetta contro il declino è il cambiamento del centro destra e non la conservazione del centro sinistra. L’Unione, in altri termini, propone agli italiani maggiori tasse per una nuova dose di assistenzialismo. Il centro destra deve saper dimostrare, con le parole e con i fatti, che questa strada porta allo sfacelo e va sostituita da quella delle riforme per la salvezza. |