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Il saluto del popolo di Dio e quello dei curiosi 8 aprile 2005 E’ stato scritto che una folla biblica ha invaso Roma per rivolgere l’ultimo saluto a Giovanni Paolo II e per partecipare ai suoi funerali. Ma non è vero. Nessuna folla biblica ha mai raggiunto i numeri straordinari raggiunti dalle masse dei pellegrini in questi giorni. Si parla di quattro milioni, probabilmente di più. E quando alla fine del Conclave si faranno i conteggi definitivi delle masse che hanno a diverse ondate occupato la Capitale italiana si dovrà prendere atto che si è trattato di un fenomeno mai verificatosi in passato nella storia dell’umanità. La spiegazione più semplice del fatto che una decina di milioni di persone si precipita a Roma da tutte le parti del mondo per piangere il Pontefice morto ed inneggiare al suo successore è quella della fede. Aveva ragione San Paolo, sostengono i credenti, a dire che la “fede smuove le montagne”. E se in questi giorni l’intero pianeta è stato sconvolto da questa sorta di ciclone emotivo, si affrettano a concludere, vuol dire che la morte di Giovanni Paolo II ha spinto il mondo intero a riscoprire Dio ed i suoi valori. Sbagliano i credenti? Niente affatto. Chi ha fede deve spiegare la dimensione incommensurabile del fenomeno tirando in ballo la fede stessa. Le montagne sono state spostate. Dunque San Paolo non sbagliava e le sue parole rimangono di incredibile attualità. Ma la fede è solo una parte della spiegazione. Se qualcuno volesse negarla compirebbe un patetico errore. Pensare, però, che sia solo il soffio di Dio a motivare le masse è un errore altrettanto patetico. Il fenomeno oltre-biblico non è solo religioso ma è anche smaccatamente mediatico. Non c’è solo il popolo di Dio a celebrare il Pontefice. C’è anche il popolo di “Lady D”, quello che nell’era della comunicazione e dell’immagine si mobilità quando c’è da manifestare curiosità ed attenzione per la scomparsa di una qualunque celebrità internazionale. Intendiamoci, questo popolo areligioso non è portatore di alcuna nefandezza. La sua curiosità è stata resa parossistica e morbosa dal sistema mediatico planetario. E non ha colpa alcuna se quando passa di fronte alla salma del Papa preferisce scattare una fotografia con il cellulare piuttosto che farsi il segno della croce. Tanto più che la spettacolarizzazione dell’evento è stata favorita con particolare attenzione da sapienti registi in abito talare. Con la televisione che per la prima volta entra nelle stanze segrete del Papa morto. Ed, in generale, con il minuzioso e geniale adeguamento della vecchi riti di tradizione medioevale alle regole della società post-moderna dell’immagine. Nessuna critica, ovviamente, va avanzata alla scelta di celebrare mediaticamente la scomparsa del primo Pontefice mediatico della storia della Chiesa. Ma attenzione a non confondere il popolo di Dio con quello di “Lady D”. Sono e rimangono due fenomeni diversi. Con la particolarità che se il popolo di “Lady D” si confonde con quello di Dio continua ad essere portatore del nulla. Se invece è il popolo di Dio a confondersi con quello di “Lady D” rischia di contaminare la propria fede con la morbosità indotta dai media. |