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  Il prodigio e l’area laica di Forza Italia
9 aprile 2005

Preso si parlerà di miracoli ad opera di Giovanni Paolo II. Antonio Socci ne ha già indicato uno. E si può stare tranquilli che al primo ne seguiranno tantissimi. A supporto della richiesta spontanea della massa di fedeli che hanno partecipato all’ultimo saluto al Pontefice scomparso, di fare immediatamente santo il Papa polacco. Quando verrà il momento di contare questi miracoli è bene che nel novero venga inserito anche quello che il papa ha compiuto da morto sulla situazione politica italiana. Se i risultati elettorali, con la clamorosa vittoria del centro sinistra, non avessero coinciso con l’agonia e la fine del Pontefice, oggi l’attenzione generale del paese sarebbe appuntata sui contraccolpi del voto sul governo. E si può stare sicuri che messa sotto i riflettori della pubblica attenzione, la tendenza inguaribile alla emotività di alcuni dirigenti dei partiti del centro destra avrebbe già provocato la caduta della coalizione di centro destra e l’apertura di una crisi che sarebbe probabilmente sfociata nelle elezioni anticipate a giugno.

Giovanni Paolo II, invece, ha fatto il miracolo. Se il governo continua a rimanere in piedi e, probabilmente, andrà avanti almeno fino ad ottobre se non fino alla fine della legislatura, il merito è solo del papa scomparso. L’emozione più grande ha imposto di far passare in secondo piano l’emozione più piccola. L’esito delle elezioni è stato oscurato dal più grande funerale che si sia mai tenuto nell’intera storia dell’umanità. I dirigenti del centro destra non se la sono sentita di mandare all’aria il governo sotto gli occhi di tutti i potenti della terra, tranne quelli cinesi, convenuti a Roma per pregare a piazza San Pietro. E tutto questo ha dato al governo ed a Silvio Berlusconi quel tanto di ossigeno sufficiente a superare il collasso avvenuto tra lunedì e martedì scorsi.
Naturalmente il rischio evitato nei giorni passati si ripropone oggi che il funerale del papa è stato celebrato. 

Ma il peggio è passato. E, soprattutto, tutti quegli emotivi sostenitori della tesi di combattere il trauma della sconfitta con il trauma successivo delle elezioni anticipate, hanno potuto registrare che il disastro è molto meno grave di quanto possa essere apparso a prima vista. Certo, oggi l’Unione governa l’intera Italia con la sola eccezione della Lombardia, del Veneto e della Sicilia. Ma lo scarto tra i due schieramenti è ridottissimo. E se vale la legge della prima Repubblica secondo cui i partiti moderati perdevano le amministrative e si rifacevano alle politiche, tutto lascia credere che la speranza di poter ribaltare il risultato alle politiche del prossimo anno non sia affatto peregrina.

Si tratta, naturalmente, di puntare a questo ribaltamento, di crederci, di volerlo con tutte le forze. Ma si tratta anche di perseguirlo con le idee ed i comportamenti più giusti. All’appello mancano due milioni di voti che vanno recuperati chiedendo alle diverse forze del centro destra di fare ognuna il proprio mestiere. Alleanza Nazionale rincorra il proprio elettorato in libera uscita, l’Udc curi i rapporti con la parte di mondo cattolico che le è più vicina e, soprattutto, Forza Italia torni ad essere il partito del cambiamento e della speranza non solo per i cattolici liberali ma anche per quei laici e riformisti che non si ritrovano più nei loro partiti originari e che si sono sentiti abbandonati dal partito del Cavaliere per nulla attento alle loro esigenze ed ai loro valori. Ognuno svolga al meglio il suo compito. E se Forza Italia si convince a costruire un’area laica e riformista o al suo fianco o al proprio interno il gioco è fatto.