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  Rivolta contro il partito dell’assistenzialismo
13 aprile 2005

Il partito delle elezioni anticipate è stato battuto. Alla vigilia del vertice del centro destra nessuno degli alleati della Cdl chiede la chiusura anticipata della legislatura. Questo significa che si torna finalmente a ragionare all’interno della maggioranza dopo il trauma della sconfitta alle regionali. E che la fine degli scossoni provocati dalla sberla elettorale non è troppo lontana. Chi chiedeva le elezioni anticipate puntava in realtà nella spallata contro il governo. Se Silvio Berlusconi e gli altri leader della Casa delle Libertà avessero abboccato alla trappola predisposta dal Corriere della Sera, il centro destra avrebbe abdicato al diritto-dovere di governare il paese. Non solo fino al termine dell’attuale legislatura ma almeno nelle due legislature successive. Chi avrebbe potuto mai ridare fiducia ad una classe politica disposta a proclamare il “tutti a casa” del fatidico 8 settembre a causa di un semplice schiaffo elettorale? 

La sinistra avrebbe avuto senza alcun merito il paese in regalo. E gli unici a guadagnarci sarebbero stati quei gruppi economici e finanziari che vorrebbero togliersi dai piedi il governo di Silvio Berlusconi per riesumare in fretta e furia i bei tempi dell’assistenzialismo a pioggia. Ma se il partito che è stato battuto è quello che attraverso le elezioni anticipate contava di accelerare i tempi del ritorno al passato del consociativismo irresponsabile, è necessario che la maggioranza misuri le sue prossime mosse evitando accuratamente di far rientrare dalla finestra ciò che è stato cacciato dalla porta. Si tratta, in sostanza, di definire il programma di governo nel prossimo anno. Non importa se questa definizione dovrà passare attraverso un semplice rimpasto o attraverso una crisi pilotata. L’importante è che il programma contenga ciò che l’elettorato di centro destra chiede e non ciò che interessa il partito delle elezioni anticipate.

Non si tratta, ovviamente, di rifiutarsi ottusamente di andare incontro alla richiesta di aiuto e di speranza che troppi settori dell’opinione pubblica del paese avanzano al governo sotto l’incalzare della crisi economica. Fornire risposte positive alla richiesta dell’abolizione dell’Irap o alla sollecitazione di un nuovo e decoroso contratto per gli statali è sicuramente una strada da seguire. Così come, anche a costo di rinviare a momenti più propizi la conclusione del programma di riduzione delle imposte appare opportuno rivolgere maggiore attenzione ai problemi del Centro Sud evitando di trasformare l’immagine del governo in quella del predominio del Lombardo-Veneto sul resto del paese. 

Fatto il rimpasto o la crisi pilotata e definito il programma minimo per il resto dell’anno, però, il centro destra deve saper spiegare con voce uniforme al paese che il futuro non passa dalla nuova ondata di assistenzialismo promessa dalla sinistra ma dipende esclusivamente dalla capacità di realizzare le riforme ed innovare la società italiana. Il declino non si batte consentendo a Montezemolo di imitare gli Agnelli e mantenere in piedi le aziende decotte. Né si ferma regalando a Romano Prodi la possibilità di continuare a svendere il paese come ha fatto dall’82 ad oggi. La Cdl deve ritrovare lo slancio rivoluzionario del suo esordio rinunciando al continuismo conservatore che ha contrassegnato la sua azione di governo in questi quattro anni. Senza rivoluzione liberale la partita è persa. Non solo dalla Cdl ma anche da tutti gli italiani, compresi quelli che votano a sinistra nella speranza della pubblica assistenza.