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  Quella fatale scelta bipartisan
3 maggio 2005

Solo tre paesi al mondo si sono rifiutati di trasmettere le immagini televisive del funerale di Giovanni Paolo II. La Russia, la Cina ed il Vietnam. Sulla decisione del governo russo ha giocato l’influenza del Patriarcato ortodosso di Mosca, che ha sempre considerato il papa polacco dei cattolici il principale dei propri avversari. Su quella della Cina hanno influito i rapporti tra il Vaticano e Taiwan e le questioni legate alle due chiese cinesi. Ed infine su quella del Vietnam ha pesato la tradizione che risale al momento della cacciata degli americani da Saigon ed alla riunificazione del paese all’insegna del marxismo-leninismo di Ho Chi Min. Si dirà che nel giorno in cui si discute dei rapporti tra Italia ed Usa a causa delle divergenze emerse tra i rappresentanti dei sue paesi non abbia alcun senso tirare fuori la storia delle riprese televisive in eurovisione dei funerali di Giovanni Paolo II. Invece, a dispetto delle apparenze, il nesso esiste. Ed è purtroppo fin troppo forte e marcato.

Il suo punto di partenza è una banale constatazione. Mi sarei aspettato che a trent’anni dalla caduta di Saigon qualcuno si fosse accorto della decisione del governo del Vietnam di chiudere le frontiere alle immagini televisive del Papa morto. E, come diretta conseguenza di tale constatazione, qualcuno avesse incominciato a prendere atto che la sconfitta degli americani in Vietnam non segnò affatto la liberazione del paese ma l’avvento di un regime totalitario comunista che al centro della propria azione politica ha perseguito per trent’anni di seguito l’obbiettivo di cancellare ogni forma di libertà individuale nel paese, a cominciare da quella religiosa. Certo, chi alla fine degli anni ’60 marciava gridando “Vietnam libero”e “Giap, Giap, Ho-Chi-Min” avrebbe dovuto ammettere di aver commesso un tragico errore nel pensare che i Viet fossero i portatori di libertà e democrazia ed i ragazzi Usa i centurioni dell’imperialismo e del fascismo. Invece nulla di tutto questo. 

Nessuno di quella generazione di marciatori della pace antiamericana ha avuto il coraggio morale e l’onestà intellettuale di ammettere di aver sbagliato. Anzi, non solo ha continuato ad ignorare che da trent’anni il popolo vietnamita è oppresso da una vergognosa dittatura ma ha insistito nel rivendicare la piena validità della propria scelta. Tutto nella inconfessata e folle paura di dover ammettere che se gli americani avevano ragione in Vietnam nel battersi in difesa della democrazia contro l’oppressione, hanno ancora più ragione oggi ad impedire che l’Iraq liberato da Saddam possa finire come il Vietnam. I pregiudizi ideologici di oggi sono gli stessi di allora. E la sinistra italiana, che è impermeata di questi pregiudizi, continua imperterrita a marciare contro la libertà e la democrazia ed in favore delle più orrende dittature.

Se Calipari è morto, eccoci arrivati alla parte conclusiva del nesso, lo si deve al condizionamento che questa sinistra cieca ed ottusa ha esercitato nei confronti del governo. Bisognava ripetere l’operazione delle due Simone. Ed impedire che gli americani potessero risalire attraverso la Sgrena ai terroristi. Altrimenti i marciatori del pacifismo mortuario e totalitario sarebbero scesi di nuovo in piazza, a denunciare la bizzarra pretesa del governo Usa di combattere chi uccide i suoi soldati ed a condannare il governo Berlusconi alleato con un simile mostro. Calipari è morto per questo. Schiacciato dalla gestione bipartisan della liberazione della Sgrena. Ed ora sappiamo che la sua morte pesa sulla coscienza della sinistra. Quella cieca ed ottusa che ha paura della verità.