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Il Mieli-bis ed il suo nuovo cerchiobottismo
4 maggio 2005 Il “Mieli-uno” al Corriere della Sera venne contrassegnato dalla pratica del cerchiobottismo esterno. Nel senso che il direttore usava abilmente il giornale per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte sulla scena politica nazionale. Una volta una bordata contro il centro destra da parte dei redattori politici e giudiziari, l’altra una bordata contro il centro sinistra a cura dei propri editorialisti di scuola liberale. Il “Mieli-bis” ha invece modificato la vecchia formula del cerchiobottismo. Ormai i colpi al centro destra vengono inferti indifferentemente sia dai redattori politici e giudiziari, sia dagli editorialisti di scuola liberale. Ed ogni occasione è buona per dimostrare che il giornale di Via Solferino è schierato per l’avvento ed il trionfo di Romano Prodi e la sconfitta e la rovina di Silvio Berlusconi. Il cerchiobottisno, però, non è abbandonato del tutto. E tanto per dimostrare che dopo le martellate al cerchio c’è anche qualche colpetto alla botte, il “Mieli-bis” usa le pagine culturali per sollevare dubbi e perplessità sulla cultura politicamente corretta resa egemone dalla sinistra nell’ultimo sessantennio. L’operazione è intelligente e spesso addirittura brillante. Ma tutta interna al giornale. E, soprattutto, eccessivamente sbilanciata. Una delle tante conferme si è avuta nei giorni scorsi. Con un editoriale di Dario Di Vico in cui si denunciava la pretesa assurda del centro destra di conservare l’attuale Cda della Rai per sfruttare al meglio il servizio pubblico nella campagna elettorale del 2006. E con un lungo articolo di Pierluigi Battista dedicato al caso Izzo ed alla polemica che a suo tempo divise Calvino da Pasolini sulla assurda operazione tesa a trasformare i massacratori del Circeo nella identificazione del fascismo come male assoluto della borghesia italiana. Perché Di Vico da una parte e Battista dall’altra hanno fornito una dimostrazione plastica del cerchiobottismo interno e sbilanciato del “Mieli-bis”? Perché l’editorialista ha sparato a zero contro la Casa delle Libertà accusandola di voler perpetuare il proprio predominio sulla Rai quando è invece vero l’esatto contrario. E’ la sinistra che non vuole il nuovo Cda perché vuole arrivare con quello attuale alla scadenza della legislatura. Per poter usare in campagna elettorale la favola dell’occupazione moderata del servizio pubblico continuando di fatto a condizionare la gestione effettiva dell’azienda.
E per avere la possibilità di arrivare a vincere le elezioni, liquidare il vecchio consiglio dimezzato ed in prorogatio e sostituirlo con uno nuovo fatto a propria immagine e somiglianza e destinato a durare tre anni.
Poteva bilanciare questa bastonata al cerchio il colpettino alla botte rappresentato dalla storia raccontata da Battista della polemica tra Pasolini e Calvino sull’assurda identificazione del fascismo con gli stupratori ed assassini del Circeo? Di sicuro non poteva. A dimostrazione che troppo spesso i “bis” funzionano male. Non sarà il caso di arrivare ad un “ter” anche al Corriere? |