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  Una svolta negativa per la sinistra
6 maggio 2005

Segna una svolta l’intervento alla Camera del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sul caso Calipari. Non si tratta di una svolta di politica estera. Il Cavaliere ha ribadito la piena validità dell’alleanza tra Italia e Stati Uniti, ha ripetuto che il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq avverrà solo in maniera concordata con gli alleati. Ma ha anche precisato che essere alleati non significa essere subordinati. E che il nostro paese mantiene nei confronti degli amici Usa la schiena assolutamente dritta. La svolta in questione, invece, riguarda la politica interna. Il discorso equilibrato del leader del centro destra chiude la fase tormentata del dopo elezioni all’interno della coalizione di governo. Non esistono divergenze nella Cdl sulla politica estera. Ed anche la discussione sul partito unico, che pure suscita pareri diversi e valutazioni discordanti, si è incanalata in un alveo di assoluta sicurezza. Nei prossimi mesi le forze interessate al progetto discuteranno in lungo ed in largo. In autunno, con il concreto avvio della campagna elettorale del 2006, si trarranno le conclusioni. E poiché l’attuale legge elettorale non consente avventure isolate, difficilmente queste conclusioni (federazione, lista unitaria o quant’altro) non saranno unitarie.

La svolta, allora, non solo è di politica interna ma riguarda direttamente il centro sinistra. La vittoria elettorale alle regionali ha fatto da cortina fumogena ai contrasti sui temi programmatici del centro sinistra. Ora che l’effetto elettorale è passato e la cortina fumogena si è diradata, le vecchie e nuove divergenze emergono. E tornano a diventare il tema dominante della scena politica italiana. Questa considerazione non nasce da un qualche pregiudizio nei confronti del centro sinistra. Nasce dalla realtà. E’ un dato reale, ad esempio, che sulla politica estera le posizioni di D’Alema sono diverse da quelle di Romano Prodi e da quelle dello stesso Fassino. Così come è un dato reale che sulla politica economica le posizioni di Rifondazione Comunista e della sinistra antagonista sono assolutamente alternative a quelle dei partiti ulivisti. L’elenco può essere allungato a piacere. Di fatto non esiste un solo argomento su cui le forze dell’opposizione siano unite o abbiano incominciato a trovare un qualche punto in comune. In queste condizioni governare l’Italia sarebbe non difficile ma impossibile. Da adesso in poi il centro destra può tornare a denunciarlo. Con la fondata speranza di convincere gli italiani a finire dalla padella nella brace!