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Ma la sinistra sa solo aumentare
le tasse
7 maggio 2005 Romano Prodi si è affrettato a smentire il programma di aumenti fiscali attribuito da “Panorama” all’Unione. Un progetto esiste, ha fatto dire il leader del centro sinistra, ma non è quello anticipato dal settimanale. Oltre tutto se l’Unione avesse voluto far filtrare al grande pubblico un disegno del genere non si sarebbe mai servito di un gironale di proprietà del presidente del Consiglio. La smentita, però, non convince. Non solo perché se il centro sinistra avesse voluto anticipare il proprio programma fiscale avrebbe cercato di utilizzare proprio un giornale del Cavaliere. Per smentire di averlo fatto. E per avere la possibilità di correggere il tiro nel caso di reazioni negative. Ma soprattutto perché le cifre fornite da Panorama potranno pure essere diverse da quelle del progetto vero ma la sostanza della ricetta economica del centro sinistra è quella assolutamente scontata del “più tasse per tutti”. Non c’è un solo esponente dello schieramento prodiano che abbia resistito alla tentazione di rimproverare al centro destra di puntare a ridurre le tasse. E non c’è una sola dichiarazione ufficiale dei partiti del centro sinistra in cui non ricorra la volontà di difendere le attuali strutture dello stato sociale attraverso un più alto livello della spesa pubblica. Ma come si finanzia l’alto livello della spesa pubblica se non attraverso la leva fiscale? E come si fa a rendere efficace la leva fiscale se non aumentando le aliquote per tutte la fasce di reddito che sono superiori a quella della “no tax area”? Prodi, quindi, può rilasciare tutte le smentite che vuole. Ed i suoi economisti possono anche tornare a raccontare la storiella che per finanziare l’alta spesa sociale necessaria a mantenere le attuali strutture dello stato assistenziale si tornerà a combattare con la massima energia l’evasione. Ma è chiaro che se mai il centro sinistra dovesse tornare al governo non potrà fare altro che torchiare i ceti medi e quelli alti con l’innalzamento della pressione fiscale. Insomma, se la campagna elettorale del 2001 fu contrassegnata dallo slogan del Cavaliere “meno tasse per tutti”, quella del 2006 sarà caratterizzata dal progetto del “professore” del “più tasse per tutti”. Attenzione, quello di Prodi non sarà un autogol. Più tasse per tutti rassicura chi chiede assistenza e sicurezza. Dai cassaintegrati della Fiat ai dipendenti pubblici, dai dipendenti delle aziende manifatturiere messe fuori mercato dall’euro e della concorrenza cinese ai grandi industriali convinti di poter salvare la pelle non con la maggiore competitività dei propri prtodotti ma attraversro il ritorno alla concertazione con governo e sindacati. Ognuno, in altri termini, si sentirà rassicurato da chi promette più tasse. Anche perché, avendo sperimentato in passato che una pressione fiscale accentuata produce automaticamente un incremento dell’evasione, si autoconvincerà che tanto a pagare le tasse saranno sempre gli altri. E si illuderà di aver ritrovato la sicurezza perduta con il ritorno alla vecchia ricetta della ridistribuzione del reddito cara ad una sinistra incapace di uscire dal passato e vivere la realtà del presente. Più tasse, allora, più spesa sociale e più evasione. Senza una sola idea su come fronteggiare il declino provocato dal super-euro e dalla concorrenza dei paesi asiatici. E con la prospettiva di tornare nel giro di cinque anni di governo della sinistra indietro un secolo. |