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Romano Prodi, neostalinista per necessità 10 maggio 2005 Passi per Armando Cossutta. Che è stato stalinista, prendeva i soldi dal Pcus per fare la rivoluzione proletaria in Italia e che continua a dichiararsi orgogliosamente comunista. Ma che bisogno c’era dei distinguo e delle critiche di Romano Prodi alla denuncia degli accordi di Yalta da parte del presidente Usa Bush? Il leader dell’Unione poteva tranquillamente tacere. Nessuno gli aveva sollecitato un parere pro o contro la spartizione dell’Europa seguita alla fine della seconda guerra mondiale. E, soprattutto, nessuno lo aveva sollecitato a riconoscere ciò che la storia ha stabilito in maniera inequivocabile (tranne per i trinariciuti alla Cossutta). E cioè che per i paesi dell’Est europeo la fine dell’occupazione nazista coincise con l’inizio della dominazione del regime totalitario comunista. Tutti davano per scontato che sarebbe stato del tutto inutile fare domande su questo argomenti al “professore”. Che avrebbe potuto dire di diverso dalla solita e trita e ritrita condanna dello stalinismo e dell’altrettanto trito e ritrito fervorino in favore della democrazia e della libertà? Invece il leader dell’Unione non è stato zitto per niente. Senza neppure essere sollecitato si è messo a parlare. E lo ha fatto non per condannare Stalin ed inneggiare la democrazia ma per criticare Bush per aver sollevato un problema, quello del giudizio su Yalta, che a suo parere costituisce un esempio di memoria niente affatto condivisa in Europa e nel resto del mondo. Secondo Prodi, in altri termini, il presidente Usa non avrebbe dovuto criticare la spartizione dell’Europa, la cortina di ferro, la guerra fredda e lo stalinismo. Facendolo ha confermato di essere un esportatore violento della democrazia, un pericoloso guerrafondaio che se per caso si fosse trovato al posto di Roosevelt avrebbe ordinato a Patton di lanciare i suoi carri sull’armata rossa concludendo la seconda guerra mondiale con l’avvio della terza. Per quale ragione Romano Prodi ha perso questa ottima occasione per restare zitto? Forse perché crede sul serio che Bush sia più pericoloso di Stalin e che Yalta sia il massimo esempio di come la democrazia non vada esportata? La risposta è semplice. Al leader dell’Unione non importa un fico secco del presidente Usa, del revisionismo storico, di Putin, di Stalin e dei paesi dell’Est condannati a passare dal nazismo allo stalinismo. Importa solo di non irritare i suoi alleati dell’ultra sinistra che, invece, odiano Bush, rimpiangono l’Unione Sovietica e non perdonano agli Stati Uniti di aver vinto la guerra fredda liberando l’Europa ed il mondo intero di un regime totalitario e liberticida come quello comunista. Nel giorno delle celebrazioni moscovite della vittoria sul nazismo e dalle conseguenti polemiche italiane su quelle vicende, sorge spontanea una valutazione. Ma questo Prodi Cossutta-dipendente è proprio un poveretto: neo-stalinista per necessità. |