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  Follini ermetico sull’abbonamento alle sconfitte
12 maggio 2005

Marco Follini è un politico che conosce perfettamente le regole della moderna comunicazione. Le sue dichiarazioni sono sempre brevi, asciutte, scandite. E, soprattutto, semplici ed assolutamente comprensibili. Per questo ha stupito la battuta con cui ha reagito alle ultime sconfitte inanellate dal centro destra nelle amministrative della Sardegna. Il suo “non vogliamo abbonarci alla sconfitta” è stato breve, asciutto, scandito, semplice ma del tutto incomprensibile. Non perché il concetto sia astruso. E’ fin troppo normale auspicare di non continuare a perdere all’infinito. Ma perché la dichiarazione è risultata monca. Nella frase manca il seguito. Cioè l’indicazione di come il segretario dell’Udc intenda comportarsi per scongiurare l’ipotesi dell’abbonamento alle batoste elettorali. Che fare, infatti, per spezzare la spirale della sconfitta? Dopo le elezioni regionali Follini non ha affatto eluso il problema. E lo ha risolto chiedendo ed ottenendo la crisi di governo e la nascita del Berlusconi ter. Ma ora, esclusa l’eventualità di aprire una nuova crisi di governo per passare al Berlusconi quater, come pensa di rispondere il segretario dell’Udc all’interrogativo?

Qualcuno ha interpretato in chiave positiva la sortita dell’esponente centrista, sostenendo che si tratta di una battuta lapalissiana che serve semplicemente a manifestare una speranza altrettanto lapalissiana. Quella di prenderle più e di tornare finalmente a darle. Qualche altro, invece, ha applicato la regola che a pensare male si fa peccato ma, alle volte, non si sbaglia. Ed ha concluso che nella testa di Follini c’è l’idea che per tornare a vincere non ci sia solo la liquidazione della leadership di Silvio Berlusconi sulla Casa delle Libertà. Ci sia soprattutto lo smantellamento dell’attuale centro destra ed il ritorno alla centralità democristiana da realizzare dopo le elezioni del 2006 sostituendo la componente di Rifondazione Comunista ad uno schieramento di centro sinistra dato per sicuro vincente.

Nessuno è in grado di affermare con esattezza quale delle due interpretazioni sia quella giusta. Se quella lapalissiana o quella che molti definiscono del “Margheritone”. Nella testa di Follini ci può entrare solo Follini. E, quindi, solo il segretario dell’Udc è in grado di sciogliere il dilemma. Non si tratta di una questione di poco conto. In ballo c’è il futuro dell’Udc, quello della Cdl e quello dell’intero paese. Per questo è bene che Follini chiarisca al più presto e spieghi con il suo stile conciso qual è la strategia politica a cui l’auspicio del non abbonamento alle sconfitte si ispira. Se sa come invertire la spirale lo dica. In fondo non si tratta di dare i numeri ma solo di elaborare una linea politica. Per farlo non c’è bisogno di aspettare il congresso d’autunno. Si può tranquillamente anticipare subito ciò che si vuole sottoporre all’esame del partito dopo l’estate. Per un dovere di chiarezza nei confronti di chi ha votato Udc nel 2001. E dei cittadini tutti.