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  Diritto di veto e doppiofornisti nella vicenda Rai
2 giugno 2005

La vicenda Rai si presta ad alcune considerazioni. La prima riguarda le bizzarre convinzioni che in alcuni ambienti politici si sono radicate a proposito delle scelte che per legge debbono essere concordate per legge all’interno del sistema bipolare. Molti, infatti, in riferimento alla norma della legge Gasparri che stabilisce una maggioranza qualificata ed una intesa bipartisan per la scelta del presidente di Viale Mazzini, sono convinti che la disposizione sancisce un preciso diritto di veto per qualsiasi minoranza consistente. Romano Prodi, ad esempio, è tra questi. Come ha capito che la nomina del Ds Claudio Petruccioli al vertice Rai avrebbe spianato la strada al rutelliano Paolo Gentiloni alla presidenza della Commissione di Vigilanza, si è subito aggrappato al diritto di veto. Se non lo avesse fatto non avrebbe avuto nessun fiduciario negli snodi determinanti del sistema informativo nazionale (non c’è un prodiano del Cda Rai). Ed in questo modo avrebbe ammesso di non essere il leader incontrastato dell’Unione come rivendica con forza ma di essere un semplice minus inter pares come vogliono trasformarlo i vari Rutelli e Fassino. 

Ma accanto all’idea che la logica bipartisan contempli il diritto di veto di ogni minoranza prepotente c’è anche la concezione che la norma della legge Gasparri sancisca il diritto al “doppofornismo” dei centristi di destra e di sinistra. Chi la pensa in questo modo ha un doppio modello nella testa: quello politico rappresentato dalla dottrina dei due forni di Giulio Andreotti, quello pratico costituito dal comportamento concreto del centrista Staderini nel Consiglio di Amministrazione che ha preceduto quello appena decaduto. Come dire che l’intesa bipartisan non è al servizio delle superiori esigenze del paese ma dell’interesse di un preciso gruppo politico che si pone al centro della Rai e ne diventa il padrone effettivo giocando di volta in volta a fare maggioranza con il centro destra o con il centro sinistra.

E’ chiaro che né il diritto di veto per i prepotenti, né il diritto di esclusività di gestione per i “doppiofornisti” può essere accettato . Non solo in un sistema bipolare, ma anche in un qualsiasi altro sistema. Se passano questi diritti, o uno solo dei due, il principale strumento informativo del paese si paralizza e finisce in rovina. Che fare, allora, dopo il veto di Prodi su Petruccioli e la liquidazione di Monorchio da parte dei “doppiofornisti”? La risposta è semplice. Se l’opposizione ha un nome su cui è d’accordo per il presidente di garanzia, lo faccia e si chiuda la partita senza che Prodi pretenda di lottizzare a proprio vantaggio Rai e commissione di vigilanza. Se i “doppiofornisti” vogliono avere un ruolo escano allo scoperto rinunciando ad essere i padroni occulti di viale Mazzini ma accontentandosi della fetta di lottizzazione che a loro compete. Se poi il Cavaliere vuole dimostrare di essere superiore ai giochetti dei politicanti da quattro soldi metta la parola fine alla telenovela Rai. Ed affronti sul serio il tema complessivo dell’informazione nelle mani dei suoi nemici.