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  Il referendum l’embrione e le lucciole
4 giugno 2005

Sono stato tra i firmatari della richiesta referendaria ed il 12 giugno andrò alle urne votando “si” ai quattro quesiti posti dal referendum per l’abrogazione della legge sulla fecondazione assistita. In più, in qualità di direttore de “ L’opinione delle libertà”, non ho esitato un solo istante a schierare il giornale contro le ragioni dell’astensione ed a favore della partecipazione al voto per la cancellazione della legge. Credo, quindi, di avere le carte in regola per affermare che il dibattito sulla procreazione assistita è andato decisamente ad di la della sua reale importanza. Non solo perché le statistiche indicano che solo il 27 per cento degli italiani è direttamente interessato ai divieti posti dalla normativa che il referendum si propone di eliminare. Ma soprattutto perché di problemi gravi ed urgenti da affrontare e da risolvere ce ne sono tantissimi. E nella scala delle priorità le questioni legate al referendum hanno oggettivamente un posto più defilato e meno importante di molte altre. 

Il timore, in sostanza, è che lo scontro tra laici e cattolici, le polemiche tra clericali ed anticlericali, gli interventi del papa e dei vescovi e le reazioni sdegnate dei loro avversare, cioè l’immenso fuoco acceso dalla benzina referendaria, sia diventato una sorta di comoda cortina fumogena dietro cui nascondere i probliemi reali del paese e la sostanziale incapacità della classe politica di affrontarli e risolverli. Si dirà che di fronte a questioni di principio come la difesa della vita umana per i credenti o la libertà di ricerca della scienza per i laici, ogni altra questione sia destinata a passare in secondo piano. I principi etici e morale hanno la preminenza su tutto. Ma non c’è il rischio che dietro questa sacrosanta affermazione non si nasconda l’intenzione di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dal fatto che l’industria manifatturiera italiana è praticamente morta? E che il fenomeno, a cui non sembra esserci rimedio, rischia di mandare sul lastrico milioni e milioni di famiglie cancellando in un colpo solo una gran parte del benessere conquistato dalla società nazionale negli ultimi sessant’anni?

Chi sogna per il paese il ritorno ai sani valori del passato con la fine del consumismo e l’avvento di una etica e virtuosa società fondata sul pauperismo e l’egualitarismo può anche pensare che la sorte degli operai della Fiat o di quelli del settore tessile non possa neppure essere messa a confronto con quella di un embrione. In fondo, con la scomparsa dell’industria di trasformazione, quella che ha dato il miracolo economico e lo sviluppo agli italiani, si dovrebbero tornare a vedere le lucciole. E vuoi mettere a confronto le lucciole con un frigorifero o con un televisione al plasma? Ma chi non dimentica che al tempo delle lucciole la vita media degli italiani era di vent’anni inferiore a quella di adesso, non può non subordinare la sorte dell’embrione a quella di alcuni milioni di cittadini. E denunciare la distorsione della realtà in atto. Per questo mi auguro che celebrato il referendum, ovviamente con l’auspicata abrogazione della legge, ci si affretti a discutere ed a dividersi su questioni più urgenti. Prima che sia troppo tardi e le lucciole non tornino a brillare nelle notti senza la luce elettrica.