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  Rimuovere i ministri bertinottiani
7 giugno 2005

Sabato scorso i ministri Domenico Siniscalco e Gianni Alemanno sono andati a raccogliere applausi al convegno dei giovani imprenditori che si è tenuto a Santa Margherita Ligure facendo ammenda per la politica economica portata avanti negli ultimi anni dal governo ed assicurando che d'ora in avanti si sposterà “la tassazione sulle rendite finanziarie”. Nessuno sa in quale sede i due rappresentanti del governo abbiano concordato questa linea con gli altri titolari dei dicasteri ministeriali o con i dirigenti della Casa delle Libertà. Non risulta che ci sia stato un Consiglio dei ministri che abbia discusso ed approvato l’autocritica di quanto compiuto e l’annuncia di prossime misure per tassare le rendite finanziarie. Non sembra che da Palazzo Chigi sia partito un segnale in questo senso nei confronti di Siniscalco ed Alemanno. E non risulta neppure che in uno dei tanti incontri di Palazzo Grazioli i due ministri abbiano avuto alcun incarico da parte di Silvio Berlusconi di sondare il terreno presso gli industriali in vista del passaggio dalla politica della riduzione delle tasse alla politica dell’aumento delle imposizioni fiscali per le rendite finanziarie. 

Tutto lascia credere, quindi, che i due abbiano parlato a titolo personale. Il che è assolutamente legittimo ma rende altrettanto legittimo chiedere a Siniscalco e ad Alemanno di fare la loro battaglia per la radicale inversione di tendenza sulla politica fiscale del governo dopo aver rassegnato le dimissioni dai rispettivi incarichi. Da tecnico e da dirigente del ministero del Tesoro, l’attuale ministro dell’Economia ha molte più possibilità di criticare il programma di governo su cui la Cdl ha ottenuto nel 2001 il mandato di governare il paese dalla maggioranza degli italiani. E lo stesso, ed a maggior ragione. Vale per il titolare del dicastero dell’Agricoltura. Da autorevole esponente di Alleanza Nazionale Alemanno ha tutte le possibilità di convincere il proprio partito a convertirsi alla ricetta anti-crisi indicata da Fausto Bertinotti. E, successivamente, di convincere le altre forze della coalizione di centro destra a comunicare ai propri elettori che non si sentono più vincolati al mandato elettorale e che nell’ultimo anno di legislatura intendono anticipare ciò che il centro sinistra promette di realizzare nel caso dovesse strappare il governo al centro destra.

La richiesta di dimissioni di Siniscalco ed Alemanno non dipende dal merito della loro proposta. La tassazione delle rendite finanziarie è sicuramente il metodo migliore per far rifuggire i capitali all’estero e delocalizzare dopo le imprese anche le attività finanziarie. Ma il punto non è questo. Il punto è che non si può spacciare per posizione collegiale, discussa e concordata, una posizione personale del tutto estemporanea. Chi lo fa o punta solo a raccogliere qualche applauso in un territorio considerato nemico come quello del convegno dei giovani industriali. Ed allora va rapidamente rimosso dal governo perché pericoloso per sé e per gli altri. Oppure è effettivamente convinto che il centro destra deve rincorrere l’estrema sinistra e gli industriali più ottusi infischiandosene del parere dei propri elettori. Ed allora va ancora più rapidamente destituito perché oggettivamente colluso con l’avversario. Con le quinte colonne non si può andare da nessuna parte. Di sicuro non alle elezioni del 2006.