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  Le convergenze parallele di Fini e Rutelli
9 giugno 2005

Gianfranco Fini e Francesco Rutelli. Il presidente di Alleanza Nazionale e vice Presidente del Consiglio annuncia che non diserterà le urne del referendum e voterà per l’abrogazione della legge. Il leader della Margherita comunica che accoglierà l’appello all’astensione del cardinale Ruini e non parteciperà al voto. In questo modo il primo si mette in rotta di collisione con parte del proprio partito. Il secondo rompe con i referendari di obbedienza prodiana ed allarga ulteriormente il fossato che lo divide dal resto del centro sinistra. Le opposte prese di posizione dei due personaggi politici vengono presentate come scelte di coscienza rigorosamente personali. Ma mai come in queste occasioni il personale si intreccia fino ad identificarsi con il politico. Entrambi colgono l’occasione offerta dal referendum sulla legge per la procreazione assistita per dare vita ad operazioni che hanno in comune la barra indirizzata al centro. 

Fini accentua la svolta avviata con il viaggio in Israele, confermata con la propria attività alla Farnesina e ribadita negli ultimi mesi di guida di Alleanza Nazionale. Qualcuno dice che il vice presidente del consiglio lavora per succedere a Silvio Berlusconi. Qualche altro per non farsi bruciare dalla concorrenza, sempre in chiave di successione, di Pierferdinando Casini. Ognuna di queste ipotesi può essere quella buona. Ma di sicuro c’è che Fini si muove nella consapevolezza che non ci si può più accontentare dello sdoganamento, che An è arrivata al bivio tra il ritorno alla casa originaria missina ed il salto verso la prospettiva del partito unico della casa delle Libertà e che il futuro personale e quello della stragrande maggioranza del partito non può consistere nel ritorno al passato. 

Il leader di An, dunque, porta avanti una operazione politica difficile, impegnativa, probabilmente destinata a provocare una frattura dentro An tra i nostalgici e gli innovatori. Ma lo fa sapendo che il momento delle decisioni è arrivato e che ogni ritardo o rifiuto di scegliere significa compromettere in maniera irreparabile il futuro proprio e quello di Alleanza Nazionale. Lo stesso, sul fronte opposto, vale per Francesco Rutelli. La sua non è una scelta di coscienza sul referendum ma l’avvio di un percorso politico destinato a trasformare se stesso e la Margherita nel punto di riferimento dell’intera parte dell’area moderata che attualmente è collocata nel centro sinistra. Anche Rutelli si muove nella consapevolezza che le prossime elezioni politiche del 2006 porteranno comunque delle radicali trasformazioni dell’attuale quadro politico. Entrambi non sanno che cosa accadrà nei prossimi anni. Sia l’uno che l’altro sono però convinti che per esserci allora debbono muoversi adesso. Auguri!