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  Sandro Curzi for president di iper-garanzia
10 giugno 2005

Il nodo della Rai si aggroviglia. Dopo la bocciatura di Andrea Monorchio e la riapparizione della candidatura di Claudio Petruccioli, spuntano altri nomi come quelli di Franco Servello, Paolo Murialdi e Antonio Maccanico. Qualcuno dice che tutto si risolverà dopo il voto del referendum. Come se la sorte dell’azienda radiotelevisiva pubblica dovesse dipendere dalla sorte dell’embrione. Ma la moltiplicazione delle candidature e la caratteristiuca principale dei nomi tirati in ballo (ad esclusione di Petruccioli, che però non è sostenuto dall’intera sinistra, si tratta di uomini di valore che viaggiano tutti attorno agli ottant’anni) fanno prevedere che la faccenda andrà per le lunghe. Un po’ perché i prodiani ed i rutelliani continuano a litigare, un po’ perché il centro destra non riesce ancora a trovare il bandolo della matassa. Non tanto perché l’Unione insiste sempre nella bizzarra pretesa di poter designare sia il presidente, sia il direttore generale. Ma soprattutto perché la scelta di un presidente di osservanza ulivista riaprirebbe la questione della maggioranza all’interno del Consiglio di Amministrazione trasformando il post-democristiano Staderini, non nuovo a simili imprese, nell’ago della bilancia di viale Mazzini e nel reale padrone della televisione pubblica.
Come quadrare il cerchio? Una soluzione ci sarebbe. Ed è quella di niminare presidente Alessandro Curzi, che da consigliere anziano stà già svolgendo questo ruolo e che sarebbe fin troppo felice di continuarlo a fare dopo una investitura ufficiale.
Perché Curzi? Intanto perché conosce l’azienda, è stato direttore del Tg 3 trasformandolo nel mitico (o se vogliamo famigerato) Tele Kabul ed arde dalla voglia di dimostrare di essere capace di rappresentare la Rai anche al massimo livello. In secondo luogo perché da un punto di vista politico, e non tahnto perché è il rappresentante di Rifondazione ma proprio per il suo passato, costituisce la garanzia più grande in assoluto che il centro sinistra potrebbe pretendere. Quale prodiano avrebbe l’ardire di mettere in discussione, come fanno con Petruccioli, l’affidabilità politica di Curzi? E quale diessino, morandiano, fassiniano o del correntone, si potrebbe permettere di alzare il dito e mettere in discussione i quarti di nobiltà marxista-leninista dell’ex redattore di Radio Praga? Certo, il nome di Curzi fa sobbalzare pavlovianamente il centro destra. Si dice che se l’artefice di tele Kabul diventasse presidente non passerebbe giorno senza sentire una vibrata protesta contro il mancato ritorno di Biagi e Santoro o senza una richiesta di immediato ridimensionamento di Bruno Vespa. Ma nutre questi timori non calcola che Curzi svolge già abbondantemente questa funzione nelle vesti di membro del Consiglio di Amministrazione. E che continuerà comunque a svolgere la sua funzione di militante comunista nel vertice della Rai. Con o senza la greca da Presidente. Con Curzi Presidente, dunque, il centro destra non ci rimetterebbe nulla di più di quanto ci rimette già adesso. Con un doppio vantaggio. Di avere un Consigliere di Amministrazione in più rispetto allo schema del 5 a 4 passando così al 6 a 3 E di poter designare un direttore generale di proprio gradimento. Come dire che Curzi ne vale due. Ma due, come si dice in Tv, è meglio di uno!