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Ma
i moderati non hanno più i tappi sul naso
30
giugno 2005
Ha
ragione Silvio Berlusconi quando afferma che se “è in gioco
l’Italia, i moderati tornano a votare per la Casa delle Libertà”.
E’ avvenuto nel ’94, è stato ribadito anche con la sconfitta del
’96 ed ha trovato la conferma più clamorosa con la vittoria del 2001.
E le sconfitte successive, nelle amministrative, nelle regionali, nelle
suppletive? La risposta è che in quei casi non erano in ballo le sorti
del paese. La stragrande maggioranza degli elettori moderati non
conosce, ed anzi respinge, la militanza. E quando la posta in palio non
vale la pena, rinuncia a partecipare al voto.
Anche in questo, quindi, ha ragione Berlusconi quando manifesta
ottimismo per il risultato del 2006. Nel momento in cui gli italiani
capiranno che affidarsi alla sinistra significherebbe condannare il
paese al ritorno agli anni ’50, torneranno ad affollare le urne e
votare per lo schieramento antagonista a quello del declino e della
regressione.
Ma il cavaliere sbaglierebbe se pensasse che sarà sufficiente
denunciare l’impossibilità della sinistra di elaborare una ricetta
vincente per la nostra economia per tornare a vincere le elezioni. E’
vero che i moderati sono abituati a turarsi il naso e a votare per il
meno peggio. Ma è altrettanto vero che questa legge non può essere
eterna. Anche perché ci sono casi in cui il puzzo di dilettantismo,
incapacità e stupida arroganza entrano nelle narici superando qualsiasi
barriera. E se questo avviene, come è già successo fin troppo spesso,
non c’è legge che tenga. I moderati si lasciano prendere dalla
delusione e dalla rabbia di aver dato credito alle persone sbagliate. E
pur di togliersele dai piedi lasciano vincere gli avversari.
C’è un modo per evitare un pericolo del genere? C’è, è fin troppo
evidente ed il leader della Casa delle Libertà lo conosce
perfettamente. Questo modo riguarda la selezione della classe dirigente.
Che non può essere più lasciata al caso o a criteri da familismo
amorale, da cortigianeria spicciola, da logiche affaristiche o da affari
di cuore. Ma che va finalmente realizzata attraverso il criterio della
capacità e del merito.
Fino alle elezioni del 2001 gli elettori moderati erano disposti ad
accettare e votare anche il cavallo di Caligola pur di non darla vinta
alla sinistra. Adesso che di cavalli, asini ed altri animali hanno fatto
il pieno non ne vogliono più sentire parlare.
O il Cavaliere seleziona una classe dirigente degna di questo nome,
lasciando a casa chi ha fallito, oppure i moderati voltano le spalle al
leader della Casa delle Libertà.
Per Berlusconi, che da imprenditore non ha mai licenziato nessuno in
vita sua, non si tratta di una impresa semplice. Ma questa è la vera
sfida politica del 2006: il ritorno del merito politico come criterio di
selezione della classe dirigente. E se vuole tornare a vincere non può
in alcun modo sottrarsi.
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