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Alcuni
quesiti controcorrente sul sequestro Cia 1 luglio 2005 Quanti
sono gli interrogativi che rimangono senza risposta nella vicenda
dell’Imam sequestrato dalla Cia e trasportato clandestinamente nelle
carceri egiziane. Nel corso dei mesi il “Corriere della sera” li ha
sollevati uno per uno, con precisione e determinazione, senza ottenere
risposte precise e una particolare soddisfazione. Nessuno saprà mai se
la Cia abbia infornato i servizi segreti italiani. Così come è ben
difficile che si possa venire a scoprire se i servizi italiani fossero a
conoscenza dell’operazione. O se l’abbiano addirittura favorita non
solo con la semplice copertura nei confronti della magistratura ma anche
con qualche operazione concreta. Ma
le domande e gli interrogativi sollevati dal “Corriere della sera”
esauriscono la questione? Se ci si riferisce ai rapporti tra Italia e
Stati Uniti la risposta è sicuramente positiva. Il sequestro della Cia
sembra fatto apposta per alimentare il diffuso antiamericanismo lasciato
in eredità nel nostro paese da fascisti, comunisti e cattolici di
sinistra. Anche perché, anche a voler ammettere che la Cia avesse
informato i servizi italiani, il sequestro dell’imam costituisce
comunque una violazione della legalità italiana ed impone alla
magistratura di avviare l’azione penale nei confronti dei colpevoli. Il primo riguarda il perché l’imam sequestrato illegalmente non fosse stato a suo tempo arrestato dai giudici di Milano benchè oggetto da lungo tempo di indagini piene di indizi sui suoi collegamenti con i terroristi del fondamentalismo islamico. Per quale ragione si è aspettato che fosse la Cia a togliere di mezzo un sostenitore dichiarato degli artefici degli attentati agli occidentali nei paesi arabi, compresa la strage di italiani a Nassirya? E, di seguito, che sarebbe successo se l’imam fosse stato arrestato dagli inquirenti italiani? Sarebbe stato considerato un terrorista da tenere in galera oppure un sostenitore dei guerriglieri nemici dell’Occidente e quindi sarebbe stato rimesso in libertà? “Il Corriere della sera” non si è interessato della seconda parte della mela. Si è accontentato della prima per non uscire dalla linea antiamericanista che si è dato negli ultimi anni. Ma se non si vogliono imbrogliare gli italiani si deve anche rilevare che il comportamento della nostra magistratura nei confronti del terrorismo suscita pesanti preoccupazioni in tutti i governi dei paesi che debbono fronteggiare la minaccia dei fondamentalisti. L’idea che da noi i terroristi vengono messi in libertà per solidarietà ideologica sarà pure sbagliata. Ma è fortemente radicata tra chi sa bene che troppo spesso le autobombe in Irak vengono predisposte grazie ai supporti logistici italiani e milanesi. O si cancella questa convinzione con comportamenti concreti diretti a dimostrare che da noi i terroristi non godono di particolari coperture, oppure bisogna mettere in conto che di operazioni coperte della Cia o di qualche altro servizio ce ne saranno altre in futuro. In nome della giustizia sostanziale ed alla faccia di quella formale. |