torna alla
home page

ARCHIVIO

2005
gennaio
febbraio
marzo
aprile

2004
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

2003
dicembre
novembre
ottobre
settembre
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo

febbraio
gennaio

2002
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio 
gennaio

2001
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

2000
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

1999
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  La Cisl che applaude il nulla
7 luglio 2005

L’assemblea dei delegati della Cisl ha fischiato il ministro del Lavoro Roberto Maroni ed ha salutato con applausi (pochi, per la verità) Romano Prodi. A stretto rigore di logica (e non di appartenenza politica) avrebbe dovuto tenere il comportamento opposto. Applausi (magari tiepidi) per Maroni, che può comunque rivendicare il merito della riforma del mercato del lavoro ispirata da Marco Biagi. E, magari, una buona dose di fischi a Prodi che nei suoi venticinque anni di attività ai massimi livelli del paese, da ministro, da presidente dell’Iri, da Presidente del Consiglio e da Presidente della Commissione Europea, ha pesantemente contribuito ad aggravare le condizioni generali dei lavoratori.
Ma i delegati Cisl hanno la memoria corta. E, soprattutto, sono troppo condizionati dalla loro collocazione politica vicina al centro sinistra, per poter adottare comportamenti ispirati alla logica. Così hanno fischiato Maroni manifestando la loro protesta per l’operato del governo. Ed hanno applaudito Prodi dando al leader dell’Unione ampio credito per il futuro. Ma su quali elementi poggia tale credito? Il passato, come si è visto, non può essere. I lavoratori di Arese, ad esempio, non possono aver dimenticato il regalo fatto loro da Prodi al tempo della vendita dell’Alfa Romeo alla Fiat. Ed il quadro diventa ancora più drammatico se questi stessi lavoratori pensano al futuro che il capo del centro sinistra prospetta loro.
Questo futuro, infatti, al momento è una sorta di buco nero. Che farebbe Romano Prodi una volta rientrato a Palazzo Chigi? La domanda è senza risposta da mesi. E quelli stessi, a cominciare da Savino Pezzotta, che criticano il governo e tornano ad invocare le elezioni anticipate per evitare un altro anno di paralisi governativa, non sanno fornire lumi in proposito. Quale programma cercherebbe di realizzare Romano Prodi se per un misterioso incantamento potesse tornare subito alla guida del governo come auspicano i sindacati e gli imprenditori di Luca Cordero di Montezemolo? Il mistero è fitto. E neppure Prodi è in grado di fare luce. Per la semplice ragione che un programma del centro sinistra non esiste. E, se anche dovesse esistere, non si potrebbe discostare dall’idea di introdurre una patrimoniale camuffata per ridistribuire le poche risorse ricavabili a vantaggio delle casse integrazione per i lavoratori delle aziende disastrate e fuori mercato. Si può applaudire il nulla? Il congresso della Cisl lo ha dimostrato. A conferma del drammatico pericolo che incombe sul sindacato. Quello di finire nel buco nero del centro sinistra e scomparire. Ovviamente nel nulla.