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  Il terrore ripropone le due sinistre
8 luglio 2005

Non serve ripetere quanto già detto dopo l’11 settembre e dopo gli attentati di Madrid. Una frangia di terroristi ispirata al fondamentalismo islamico tenta di conquistare l’egemonia nel mondo dei credenti musulmani colpendo selvaggiamente i paesi occidentali. Non c’è alcuna guerra di religione. Che semmai potrebbe essere la fase successiva che i terroristi potrebbero attuare dopo aver fatto piazza pulita della parte del mondo arabo aperta alla democrazia ed alla libertà individuale. C’è solo lotta di potere. I criminali fondamentalisti uccidono a New York, a Madrid ed ora a Londra, per fare capire al Cairo, a Bagdad, ad Algeri, a Manila il loro peso e la loro forza politica. Questa valutazione è condivisa dalla stragrande maggioranza delle forze politiche italiane. Non ci sono differenze su questo punto tra il centro destra ed i partiti d’ispirazione democratica del centro sinistra.

Tutti condividono la necessità di fare fronte comune contro il terrorismo. Senza lanciare crociate ma operando al meglio nella lotta contro i settori criminali del fondamentalismo islamico che usano l’aggressione ai paesi dell’occidente come strumento di conquista politica del mondo arabo. Ma l’unità delle forze democratiche contro il nemico comune non può tradursi solo in fiaccolate unitarie nella piazza del Campidoglio o nel solito profluvio di dichiarazioni. Deve necessariamente trasferirsi sul terreno della politica. Non per rievocare il vecchio ed inutilizzabile fantasma dell’unità nazionale. Ma per trasportare sul terreno delle iniziative legislative la considerazione comune che anche il nostro paese ha ricevuto una dichiarazione di guerra da parte dei terroristi e che anche se volesse non potrebbe sottrarsi in alcun modo alla lotta ai criminali del fondamentalismo islamico. Questa volta neppure arrendendosi o passando al nemico. Per la semplice ragione che chi vuole conquistare l’egemonia sul mondo islamico non vuole alleati o fiancheggiatori nel mondo occidentale, solo nemici da colpire il più violentemente possibile.

Le forze democratiche del centro destra e del centro sinistra, in altri termini, debbono concordare una legislazione antiterrorismo adeguata. Che cancelli gli errori, le ambiguità e le connivenze ideologiche delle frange ideologizzate della magistratura. E che precisi, anche rispetto alla Costituzione ed alla sua negazione della guerra, il diritto della società italiana a difendersi con ogni mezzo possibile da chi la aggredisce. Ma questa linea bipartisan sulla necessità di una legislazione che prenda atto dello stato di belligeranza in cui ci troviamo nostro malgrado, comporta una conseguenza precisa all’interno del quadro politico nazionale. Le forze democratiche del centro sinistra debbono necessariamente spezzare il filo che le lega all’area estremista ed antagonista che non condivide la valutazione sulla natura del fenomeno terroristico in atto. E che, invece di condannarlo lo giustifica tirando in ballo le solite colpe commesse dall’Occidente nei confronti del Terzo Mondo.

Romano Prodi è disposto a pretendere da Fausto Bertinotti una scelta netta in favore della guerra ai criminali del fondamentalismo islamico? E Fausto Bertinotti, a sua volta, è pronto a rompere con quella parte del suo partito e del movimento che senza infingimenti di sorta giustifica gli attentati contro la Gran Bretagna del riformista Blair? In assenza di questi chiarimenti il centro sinistra non può essere messo in condizione di governare. Significherebbe condannare il paese o alla paralisi o alla resa agli sceicchi del terrore!