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  L’Unione, le primarie ed il terrore
9 luglio 2005

A distanza di appena qualche ora dagli attentati di Londra e prima ancora che si conoscessero i particolari della tragedia, il leader dell’Unione Romano Prodi ha rilasciato una secca dichiarazione alle agenzie. Non per manifestare cordoglio e condanna ma per annunciare che l’ennesimo attacco del fondamentalismo islamico al cuore del mondo occidentale non avrebbe fatto modificare di una virgola la richiesta del centro sinistra di ritirto immediato della missione italiana in Iraq.
Nessuno lo aveva sollecitato a pronunciarsi sull’argomento. Tanto più che il voto del Parlamento per il rinnovo del finanziamento della missione è in programma nella prossima settimana. Perché, allora, Prodi, prima ancora di manifestare solidarietà al popolo inglese, si è preoccupato di ribadire la richiesta di ritirata a nome dell’intera opposizione?
La risposta è fin troppo evidente. Il leader ulivista si è reso perfettamente conto che la tragedia londinese non può non riaprire all’interno del proprio schieramento la spaccatura tra la sinistra moderata ed occidentale e la sinistra oltranzista e terzomondista. Ed ha bruciato tutti sui tempi riproponendo l’unica linea che a suo parere può mantenere unito lo schieramento. Quella che gli estremisti hanno imposto ai riformisti e che impegna l’intera sinistra a chiedere sempre e comunque la rottura dell’alleanza con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna e la fuga dall’Iraq sul modello dello spagnolo Zapatero.
Sulla eleganza del comportamento di Prodi, che nel momento del dolore si preoccupa solo dei piccoli affari della bottega ulivista, è meglio stendere un velo non di pietà ma di disprezzo. Sul significato politico della vicenda, invece, bisogna necessariamente soffermarsi. Per sottolineare che la fretta volgare del leader unionista costituisce l’ennesima conferma dell’impossibilità del centro sinistra di conciliare le due linee alternative di politica estera esistenti al proprio interno. E per chiedersi fino a che punto la coperta del “prodinotti” potrà continuare a nascondere l’esistenza di una contraddizione così profonda e determinante per l’esistenza stessa del centro sinistra.
Se Prodi pensa di poter tappare questa falla con il solito mastice dell’antiberlusconismo sbaglia di grosso. Gli attentati di Londra indicano che i temi della politica estera e della lotta al terrorismo costituiscono una priorità assoluta per qualsiasi schieramento politico con ambizioni di governo. Presto o tardi la coperta è destinata a saltare. Alle primarie autunnali del centro sinistra, ad esempio, con quale linea di politica estera Prodi si presenterà ai propri elettori? Quella del ritiro indentica a quella della ritirata del suo falso antagonista Fausto Bertinotti? E se il “ professore” non avrà il coraggio e la dignità di differenziarsi dal leader di Rifondazione, ci sarà un qualche esponente dell’area moderata e riformista che si candiderà alla primarie innalzando la bandiera della libertà e della democrazia occidentali contro quella del terzomondismo e del collaborazionismo con il fondamentalismo islamico?
A questi interrogativi gli esponenti del centro sinistra non possono sfuggire. L’Italia è nel mirino del terroristi. E se chi pretende di governarla non sceglie come rispondere all’aggressione, è meglio che vada a nascondersi. Per la vergogna!