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  Non solo la sicurezza, anche la speranza
30 luglio 2005

Non c’è da stupirsi, come ha fatto Lucia Annunziata, se Silvio Berlusconi e Romano Prodi, i due antagonisti delle prossime elezioni politiche , hanno scelto lo stesso slogan per le rispettive campagne elettorali: “un futuro sicuro per l’Italia”. Il paese è sotto minaccia di un attentato terroristico, il mondo occidentale è oggetto della guerra scatenata dal fondamentalismo islamico, la preoccupazione principale delle opinioni pubbliche di tutti i paesi democratici è la sicurezza. E’ dunque logico che il leader del centro destra e quello del centro sinistra abbiano deciso di trasformare il tema della difesa dalle aggressioni terroristiche nel cavallo di battaglia della propria azione propagandistica. Non a caso la maggioranza e gran parte dell’opposizione si sono trovate d’accordo nell’approvare il pacchetto di misure contro il terrorismo predisposte dal ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu. A conferma e dimostrazione definitiva che il “futuro sicuro” da garantire agli italiani costituisce la preoccupazione principale dei due candidati alla guida del governo nella prossima legislatura.

Ma basterà una campagna efficace su questo tema a permettere a Silvio Berlusconi di riconquistare la maggioranza o a Romano Prodi a ribaltare il risultato delle elezioni del 2001? Nessuno può prevedere gli avvenimenti dei prossimi mesi. Ed, in particolare, nessuno può stabilire oggi come potrebbe reagire il paese di fronte al tanto paventato attacco dei terroristi sul nostro territorio. Alla Zapatero, dando così ragione a Prodi? Oppure alle Blair, confermando e ribadendo la prova di forza morale e di unità messa in mostra dopo la strage di Nassirya? Qualunque sia la risposta, però, la sensazione è che la promessa di un “futuro sicuro” sia solo una parte di ciò che gli italiani si attendono dai propri rappresentanti politici. Il tutto riguarda l’intero futuro, senza aggettivi di sorta. C’è un futuro per il nostro paese minacciato dal terrorismo ma soprattutto colpito da una crisi generale che toglie speranze e prospettive ai suoi cittadini? 

A questa domanda nessuno finora ha dato una risposta. Il centro sinistra è alle prese con i propri equilibri interni. Ed alla richiesta di indicare la propria ricetta per garantire “un futuro”, risponde con le primarie. Cioè con una operazione propagandistica. E lo stesso vale per il centro destra. Che fare per riconvertire un settore industriale che non regge la concorrenza nell’era della globalizzazione? La risposta è il partito unico. Cioè con un progetto di ingegneria politica tutto da definire. Chi può, dunque, corra ai ripari. Altrimenti il paese sarà costretto a preparare da solo il proprio futuro.