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Quando
il banchiere si schiera 2 agosto 2005 Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit, annuncia che alle prossime elezioni voterà per il centro sinistra. Il banchiere non spiega quale sia la ragione di questa scelta. Ed anzi confessa candidamente di non sapere quale modello di paese lo schieramento guidato da Romano Prodi voglia realizzare. Ma, ad ogni buon conto, proclama il proprio impegno per la maggior gloria dell’Unione. E con largo anticipo sulla campagna elettorale si schiera dalla parte dei “buoni” contro i “cattivi” del centro destra. E’ legittimo che l’esponente di punta di una delle principali banche del paese prenda posizione in maniera così netta nella fase finale della legislatura? La risposta è sicuramente positiva. Profumo, anche se dice che ormai non ragiona in termini di italianità ma solo in termini europei, è cittadino di questo paese. Ed ha pieno diritto di esprimere come meglio crede le proprie simpatie politiche. Ma Profumo non è il solo banchiere che si colloca apertamente in favore di una precisa parte politica. Al suo fianco, tanto per fare un paio di nomi, ci sono anche Giovanni Bazoli e Corrado Passera, rispettivamente presidente ed amministratore delegato di Banca Intesa. Il primo è stato uno dei più decisi sponsor di Romano Prodi nel ’96. Il secondo non ha mai nascosto di essere schierato con il centro sinistra. Ed, anzi, grazie a questa militanza, ha compiuto una carriera rapidissima e piena di soddisfazioni. E’ un caso che i vertici di due importanti istituti bancari siano con l’Unione e contro la Cdl? Anche in questo caso la risposta è sicuramente positiva. Le scelte di Profumo, Bazoli e Passera sono strettamente personali. E, soprattutto, sono assolutamente trasparenti e legittime. Ma Profumo, Bazoli e Passera sono i soli banchieri che si collocano a sinistra e ci tengono a sottolineare con la massima evidenza questa loro collocazione? In questo caso la risposta è negativa. Ai casi personali dei dirigenti di Unicredit e di Banca Intesa si aggiungono i casi, anch’essi strettamente personali, dei vertici del Monte dei Paschi di Siena e della Banca Nazionale del Lavoro. Per costoro, anzi, la collocazione politica è un fatto familiare. I dirigenti di Mps sono di sinistra perché la banca della città del Palio è considerata a pieno titolo “figlia” dei Ds. A loro volta i dirigenti della Bnl, quelli che si accingono a sostituire la cordata del rutelliano Luigi Abete, sono guidati da Giovanni Consorte dell’Unipol, provengono dalla società delle assicurazioni delle cooperative rosse e sono considerati “cugini” dei soliti Ds. Insomma, passando da un caso personale ad un altro scopriamo che la stragrande maggioranza del mondo bancario italiano non solo è schierata a sinistra ma costituisce una delle componenti più forti e significative della sinistra stessa. In un qualsiasi paese normale la faccenda verrebbe correttamente considerata come una gravissima anomalia politica. Esiste un solo caso di un paese democratico dove le banche rappresentano il bastione principale di un preciso schieramento di partiti? Nel nostro nessuno dice nulla. Finché, naturalmente, non arriverà il momento in cui qualcuno si prenderà la briga di raccontare ai correntisti ed ai risparmiatori da chi vengono custoditi i loro soldi. Da quelli di “finanza rossa la trionferà!”. |