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Torna il golpe
dietro la questione morale 5 agosto 2005 Arturo Parisi, consigliere emerito di Romano Prodi, sostiene che è tornata la questione morale. Lo fa con una intervista sul Corriere della Sera, quotidiano che in nome della moralità pubblica paginate su paginate di intercettazioni telefoniche illegali per sporcare l’onorabilità dei banchieri e finanzieri responsabili dei tentativi di scalata in Rcs. Ma, soprattutto, lo fa tirando in ballo due argomenti che sembrano fatti apposta per dimostrare che a spuntare fuori non è la questione morale ma quella immorale. E che questa questione immorale torna ad essere la copertura del solito golpe mediatico-giudiziario a beneficio della nomenklatura dei poteri forti .I due argomenti di Parisi riguardano la Rai, con la recente nomina di Claudio Petruccioli al vertice dell’azienda pubblica, ed il caso dalla Banca d’Italia, con le Opa riuscite e fallite a seconda delle circostanze e delle “cuginanze”. Qual è il nesso che unisce Rai e Bankitalia e fa denunciare a Parisi il ritorno della questione morale? Questo nesso è il mancato interesse prodiano. A viale Mazzini, si sa, Prodi non voleva che andasse Petruccioli. Sia perché è un Ds, sia perché non è un suo uomo, sia perché lascia libera la poltrona di presidente della Commissione di Vigilanza che potrebbe finire ad un rutelliano di ferro come Gentiloni. Che c’entra la moralità con l’interesse diretto, politico e personale del leader dell’Unione? Nulla. Però Parisi la tira in ballo. Ed in suo nome non esita a riempire di merda il povero Petruccioli, accusato neppure tanto indirettamente di aver ottenuto la presidenza della Rai da Silvio Berlusconi in cambio dei diritti televisivi della serie a Mediaset. Non so se il neo presidente dell’azienda radiotelevisiva pubblica querelerà il moralista Parisi. Mi auguro che lo faccia. In ogni caso spero che nel caso lo dovesse incontrare in uno di quei tanti salotti romani dove si trovano principi e sole, politici e portaborse, manager e veline ed il solito zoccolume in vendita al miglior offerente, lo prenda per il cravattino e pretenda delle pubbliche scuse. C’è un limite alla ragione politica. E questo limite il prode Parisi lo ha superato abbondantemente. Lo stesso vale per il secondo caso, cioè la tempesta bancaria in atto in queste settimane. Di che s’indigna il consigliere del leader dell’Unione? Non del fatto che ad intervistarlo sia un giornale implicato in un clamoroso fenomeno di conflitto d’interessi. E neppure della circostanza che mentre il Corriere riempie di palate di serco il Governatore della Banca d’Italia, sua moglie e la sua famiglia, la magistratura di Roma e di Milano non riesce ancora a trovare uno straccio di reato da addebitare ad Antonio Fazio. Ad indignare Parisi è che l’Unipol ha avuto via libera per la Bnl. E che questo, rispetto a Prodi che può contare solo sul sostegno di Banca Intesa, avvantaggia i Ds che oggi controllano direttamente ed indirettamente due banche, la stessa Bnl ed il Monte dei Paschi di Siena. Che c’è di morale negli interessi di Prodi? Nulla. In compenso è assolutamente immorale che in nome della moralità Parisi giudichi e mandi secondo s’avvinghia. E’ immorale ed anche inquietante. Chi non ha dimenticato il ‘92 sa bene che dietro la questione morale spunta sempre il colpo di stato mediatico giudiziario. Con un copione che si ripete. Addirittura con gli stessi attori : il Corriere della Sera, i magistrati di Milano, i moralisti a tanto al chilo alla Parisi e via di seguito. |