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  La breccia nella Fortezza Bastiani
9 agosto 2005

Ma perché l’ambasciatore Sergio Romano si preoccupa tanto dell’eventualità che ci sia lo zampino di Silvio Berlusconi dietro il tentativo di scalata alla Rcs da parte di Stefano Ricucci? I componenti del “salotto buono” in possesso della maggioranza delle azioni della società proprietaria del Corriere della Sera hanno già detto chiaro e tondo che non cederanno mai le loro quote. E per dimostrarlo hanno anche sottoscritto un patto di sindacato che sembra destinato a legarli a via Solferino per la vita e per la morte. Di che si preoccupa, allora, l’editorialista di punta di Paolo Mieli? E’ sufficiente che i sottoscrittori del patto di sindacato rispettino l’intesa, non cedano alle lusinghe di Ricucci o di una possibile Opa organizzata da Ubaldo Livolsi e non vendano neppure una azione in loro possesso. Se questo avviene non c’è zampino o zampona ipotestica del Presidente del Consiglio che tenga. Il “salotto buono” si tiene il Corriere della Sera. E Berlusconi, sempre che sia proprio il Premier a tramare nell’ombra come sembra temere l’ambasciatore, rimane con un palmo di naso.

Questa è la borsa, bellezza! Queste sono le regole del gioco in una economia ed in una democrazia aperte. E nessuno ci può fare niente! Ma se è così e se la blindatura del Corriere della Sera è a prova di lancia termica berlusconiana, perché mai Sergio Romano si affanna tanto ed il suo direttore sembra temere di poter fare la fine di Salvator Allende dentro la stanza che fu del mitico Albertini? Il problema è che più passa il tempo e più nessuno scommette una lira sulla tenuta del patto di sindacato e sulla blindatura del principale quotidiano italiano. E la ragione è che una buona parte dei componenti del “salotto buono” sono dei nobili che ostentano grandi blasoni ma hanno anche enormi debiti. Quando in una delle tante intercettazioni Stefano Ricucci afferma che Tronchetti Provera è ricco di quaranta milioni di debiti, non va troppo lontano dalla verità. 

E lo stesso vale per alcuni altri partecipanti al patto di sindacato. A partire dalla Fiat, che avrà pure avviato un grande piano di rilancio delle proprie automobili, ma che al momento è piena di debiti e continua a sopravvivere solo grazie agli aiuti che lo stato le elargisce sotto forma di cassa integrazione. Il nervosismo di Sergio Romano, quindi, ha una causa precisa. All’interno del Corriere della Sera nessuno si fida più della tenuta del “salotto buono”. Si calcola che presto o tardi qualcuno cederà. E che, a quel punto, avverrà l’invasione dei barbari nella Fortezza Bastiani. Ma se la tragedia dovesse avvenire di chi sarà la colpa? Dei barbari o dei capitalisti senza capitale che pretendono di continuare ad essere “poteri forti” anche dopo che hanno perso forza e potere? Più che di Berlusconi, quindi, Romano si dovrebbe preoccupare dei propri editori. E’ ad essi che si deve rivolgere. Per ricordare loro che in borsa vale la legge del quinto: chi ha i soldi ha vinto!