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Il declino
di chi vestiva alla marinara 10 agosto 2005 Una volta gli Agnelli vestivano alla marinara, una volta. Una volta Luca di Montezemolo giocava a pallone a Porto Rotondo con Gianni Morandi e passeggiava con Monica Vitti e Gianni Agnelli. Una volta. Adesso, però, gli eredi degli Agnelli non vestono alla marinara. E quando Montezemolo scende nell’albergo preferito di Porto Rotondo, quello dove si paga a peso d’oro anche l’aria che respiri, è costretto ad incontrare il reprobo Ricucci che lo interpella senza la erre moscia e con una cadenza romanesca da Alberto Sordi in vacanza in Costa Smeralda. Così va il mondo. Ma è buffo che il presidente della Fiat e della Confindustria se ne lamenti e rimpianga i bei tempi andati, quando a contare erano quelli che producevano e non quelli che fanno i soldi con i soldi. Dal leader degli industriali italiani e dal capo della principale industria del paese ci si aspetterebbe qualcosa di più della semplice nostalgia del passato o dello scontato disprezzo aristocratico nei confronti di un immobiliarista d’assalto. In particolare, ci si aspetterebbe una valutazione realistica del perché nel nostro paese, così come in tutti quelli più avanzati, il settore industriale tenda a contrarsi a tutto vantaggio del terziario e dei servizi. E di come il settore industriale italiano, colpito al cuore dall’euro e dalla concorrenza alimentata dalla globalizzazione, debba ristrutturarsi per fronteggiare il rischio di estinzione che lo minaccia. Invece che fa il personaggio numero uno dell’industria nazionale? Piange sul passato che non ritorna. Dimentica che la scelta di fare i soldi con i soldi, cioè di abbandonare progressivamente il settore industriale per dedicarsi a quello finanziario, è stata fatta dai “padroni” della propria azienda ben prima che spuntassero i vari Ricucci. Si lamenta che la tassazione favorisce le rendite finanziarie e penalizza quelle industriali, evitando di dire che se per caso le imposte venissero pareggiate sarebbe il primo a delocalizzare i propri conti in tutti quei paesi del pianeta dove si è capito che senza capitali non si può fare alcuna attività produttiva. E, per soprammercato, se la prende con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, accusandolo di essere il regista occulto della scalata alla Rcs ed al Corriere della Sera. Come se in qualità di presidente della Fiat e di passeggiatore a fianco di Gianni Agnelli non sapesse come a suo tempo il quotidiano di via Solferino non venne scippato dalla mani del povero Angelo
Rizzoli ed il suo risanamento non venne realizzato grazie alla legge sull’editoria dell’80 realizzata grazie alle pressioni della lobby Fiat sul potere politico della Prima Repubblica.
Queste osservazioni non nascono solo da amore di polemica. Sono il frutto di una preoccupazione di fondo. Se questa è la classe dirigente non c’è futuro per il nostro paese. Solo un declino inesorabile e, se il centro sinistra dovesse andare al governo, addirittura rapido. |