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  Pera, Afef ed il pensiero effimero
31 agosto 2005

Non sono un ateo devoto. Non sono un teo-con e neppure un neo-con. Credo che chi abbia alle spalle convinzioni e cultura liberali non abbia bisogno di inseguire mode e miti dell’ultima ora. Per cui mi fa un po’ ridere la scoperta dello scolapasta e dell’impero da parte di Giuliano Ferrara e considero l’accenno al meticciato di Marcello Pera nel discorso ai ragazzi di Comunione e Liberazione una voluta ma errata forzatura. Detto questo mi chiedo a che titolo chi è espressione del pensiero obsoleto e, peggio ancora, del pensiero effimero, si permette di insultare, sbeffeggiare e sbertucciare quelli che si sforzano di adeguare le proprie convinzioni al tempo presente e comunque hanno il solo torto di pensare in maniera politicamente scorretta. 

Lascio da parte il metaforico scolapasta di Ferrara e la sua scoperta dell’esistenza dell’impero. Che l’Italia fosse una semplice provincia, posta per di più alla frontiera imperiale americana, lo si sapeva dagli anni dell’assegno di Truman a De Gasperi, delle navi Liberty cariche di farina e di un miracolo economico favorito dal fatto che alle spese ingenti per la nostra difesa ci pensavano i contribuenti a stelle e strisce. Allora si ragionava sui benefici ed i rischi di essere la marca imperiale collocata sul confine orientale. Oggi si ragiona sui rischi ed i benefici di essere la marca imperiale collocata sulla linea di confine posta a Sud dell’Impero. Ma la sostanza è sempre la stessa. Noi stiamo agli Usa come la Palestina o la Tracia stava a Roma. E se vogliamo rimanerci senza cadere nelle mani dei barbari non dobbiamo temere di metterci lo scolapasta in testa. Anche perché i contribuenti americani si potrebbero stufare di pagare le spese della nostra difesa. 

E potremmo ritornare sul serio a gridare “mamma, li turchi!”. Preferisco, invece, occuparmi delle contestazioni e degli sberleffi a Pera. Non per schierarmi a favore della tesi del “meticciato”, che non condivido, ma per rilevare a quale livello di tragedia culturale arriva un paese in cui ad una idea, sia pure discutibile, si contrappone il nulla, sia pure ben messo, di Afef. Sotto questo aspetto la mastelliade di Telese è stata lo specchio fedele di questa tragedia. Ad un filosofo, che per di più è anche presidente del Senato, non viene contrapposto un personaggio della cultura o della politica ma, volutamente, una donna che come titoli per parlare ha solo la bellezza ed il fatto di essere la moglie del capitalista Tronchetti Provera. 

Non voglio neppure pensare che cosa sarebbe successo se Afef fosse stata la moglie di un capitalista orientato a destra ed il Presidente del Senato un esponente della sinistra! La poverina sarebbe stata immediatamente maciullata dal razzismo politicamente corretto di chi le avrebbe rimproverato di essere incolta, immigrata ed ex moglie dell’avv. Squadritti. Per fortuna, invece, Afef è collocata dalla parte giusta, Pera da quella sbagliata ed almeno uno spettacolo di stomachevole doppiopesismo lo abbiamo evitato. Ma la tragedia rimane. E getta un’ombra oscura su Telese, sull’Udeur, sul centro sinistra e sullo stesso tentativo di realizzare con Marco Follini e Francesco Rutelli la futura consociazione dei centristi dei due poli. Se al fondamento di tutto questo c’è solo il pensiero effimero dei vip del momento c’è da mettersi le mani nei capelli! Tempi cupi si preparano per il confine Sud dell’impero!