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La transitorietà
indispensabile del Cavaliere 1 settembre 2005 Teniamoci la transitorietà rappresentata da Silvio Berlusconi. E teniamocela stretta, a dispetto di tutte le sollecitazioni dei centristi dell’uno e dell’altro polo a toglierla al più presto di mezzo. Non perché Berlusconi ed il berlusconismo rappresentino il massimo. Che, anzi, per non avere realizzato il grande cambiamento promesso preferendo puntare sul continuismo degli uomini e dei metodi passati, rappresentano un raro esempio di grande occasione mancata da condannare e criticare senza limiti e remore. Ma perché, malgrado tutte le delusioni e le rabbie, Berlusconi ed il berlusconismo costituiscono l’unico elemento di vitalità esistente in un paese che altrimenti sarebbe caratterizzato da un encefalogramma drammaticamente ed inguaribilmente piatto. La prima conseguenza, ben calcolata da chi punta alla sua liquidazione, sarebbe la fine del bipolarismo. Ma non nel senso di un ritorno al proporzionale che solo qualche illuso del centro destra conta di poter recuperare. Nel senso, invece, della scomparsa di un polo, quello attualmente rappresentato dalla casa delle Libertà. E dalla riapparizione dello schema e della logica bipolare solo all’interno del polo restante. Qualcuno ricorda gli anni dell’arco costituzionale, quelli in cui i diritti politici reali potevano essere esercitati solo dai partiti e dalle correnti che ricevevano la patente antifascista dal Partito Comunista Italiano? La scomparsa del Cavaliere polverizzerebbe il centro destra ed assicurerebbe i diritti politici reali sono alle forze aderenti al centro sinistra. Queste ultime si guarderebbero bene dal riesumare la legge proporzionale. Manterrebbero ben ferma l’attuale normativa che assicurerebbe un semplice diritto di tribuna ai partiti restanti del centro destra e riproporrebbe il bipolarismo solo all’interno del centro sinistra. Con il polo degli ex democristiani di sinistra da una parte (magari allargato a qualche fetta dell’Udc) e con il polo di sinistra dall’altro. L’Italia, in altri termini, diventerebbe una immensa Venezia. Con metà del paese, quella moderata, non rappresentata politicamente a causa dell’insipienza dei propri partiti di riferimento. E con l’altra metà soprarappresentata da due poli che, perso il mastice dell’antiberlusconismo, diventerebbero talmente conflittuali tra di loro da compromettere in maniera definitiva la pace sociale e la speranza di uscita dalla crisi economica generale. Il tutto senza neppure il minimo di fermento intellettuale suscitato dall’ostilità preconcetta al Cavaliere. Solo con una pappa indistinta di pensiero inesistente prodotto da una classe dirigente catto e luogocomunista vecchia e superata anagraficamente e culturalmente. Questo, naturalmente, non significa che la transitorietà berlusconiana debba essere eterna. Presto o tardi anche il Cavaliere dovrà passare la mano. Significa, però, che per non compromettere la stabilità del sistema e del paese il superamento di Berlusconi potrà avvenire solo dopo che qualcuno avrà conquistato con la forza di idee nuove e concrete il diritto alla sua successione. Queste idee non possono essere né il ritorno della Dc, né dell’arco costituzionale di demitiana memoria. Il ritorno al passato non è una idea. E’ una sciocchezza! |