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  Follini, le idee e i fatti
2 settembre 2005

Ad Angelo Panebianco, che gli aveva chiesto idee, Marco Follini ha risposto parlando di fatti. Cioè citando tutti risultati positivi raggiunti dal governo grazie al contributo ed al condizionamento determinanti dell’Udc. E condendo la rivendicazione dei meriti del proprio partito nell’attuale legislatura con la richiesta di una tassazione delle rendite finanziaria e con la ripetizione delle critiche alla leadership di Silvio Berlusconi. Non so se Panebianco risponderà al segretario dei centristi. E, data l’evidente volontà del “Corriere della sera” di “pompare” i centristi di Follini in funzione anti-berlusconiana, non riesco ad immaginare cosa si potrà inventare il professore bolognese per salvare capra e cavoli, la propria dignità di autorevole commentatore e la linea politica del giornale su cui scrive.

Ma non ci vuole molto per immaginare che se Panebianco non avvertisse sul collo il fiato corto di Paolo Mieli si divertirebbe un mondo a dimostrare che alla richiesta di esporre una sola idea Marco Follini ha risposto esibendo il vuoto più assoluto. Non è una idea la tassazione delle rendite finanziarie, non è una idea la giaculatoria su “impresa, famiglia, Mezzogiorno” e non è una idea la critica ai monarchi che sono provvisori e si credono indispensabili. L’acqua calda, infatti, non è una idea innovativa. E da chi non pretende non solo di scalzare il Cavaliere ma di mandare all’aria l’intero sistema bipolare maggioritario per ritornare al vecchio sistema proporzionale, ci si attenderebbe di più che l’imitazione delle ricette finanziarie della sinistra, la riesumazione del vecchio assistenzialismo democristiano degli anni ’70 ed un antiberlusconismo datato metà anni ’90. 

Ci si aspetterebbe, in altri termini, qualche risposta legata al problemi dell’attualità. Che sono quelli di trovare il sistema di creare le ricchezze prima di pensare di redistribuirle, di trovare il modo di riconvertire quella fetta di industria manifatturiera nazionale che non riesce a reggere la concorrenza nell’era della globalizzazzione e, per quanto riguarda i monarchi, di trovare un sostituto possibile e credile di quello in carica prima di pensare alla sua destituzione. Da chi chiede più centro per meglio governare il paese, in sostanza, si dovrebbe pretendere la dimostrazione concreta che questo centro merita sul serio di tornare ad assumere il ruolo di forza primaria e trainante del governo nazionale. Fino ad ora Follini non è stato in grado di fornire questa dimostrazione. Non sembra avere in mano la ricetta per far uscire l’Italia dal declino, sa solo mettere insieme le vecchie ricette fallimentari del passato senza neppure sforzarsi di adeguarle al tempo presente e non ha un nome credibile alternativo a quello di Berlusconi, cioè un nome che invece di lacerare la Cdl riesca a tenerla unita almeno come ha fatto fino a questo momento il Cavaliare.

Non c’è alcuna soddisfazione nell’indicare le difficoltà dell’Udc nel fornire queste risposte. Anzi, c’è il disappunto di dover registrare che neppure la forza politica che ha messo in mostra più vitalità negli ultimi mesi riesce ad essere all’altezza della situazione ed imprimere il colpo d’ala indispensabile non tanto alla Cdl quanto al paese. Ma è chiaro che fino a quando non ci saranno queste risposte il movimento dell’Udc dovrà essere considerato solo per quello che è. Non una operazione politica ma una semplice manovra elettoralistica. Per qualche collegio in più.