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  Il virus golpista di via Solferino
7 settembre 2005

Dovranno passare ancora degli anni, ma anche Antonio Fazio avrà la sua bella rivalutazione postuma. Come Giovanni Leone e come tutte le vittime della rivoluzione giudiziaria degli anni ’90, a partire da Bettino Craxi. Tra qualche tempo, dopo che a via Nazionale e dintorni il ricordo dell’attuale Governatore si sarà sbiadito, qualcuno incomincerà a scoprire la vera ragione della defenestrazione di Fazio. Non quella di aver commesso qualche nefandezza particolare o quella di non essersi comportato secondo le normali regole di correttezza legate al proprio incarico. Ma quella di aver commesso un reato di lesa maestà nei confronti dei vecchi “poteri forti” e dei banchieri loro effettivi padroni. E dopo che il presunto delitto sarà stato derubricato a semplice peccato veniale , non mancherà chi scoprirà inorridito come la liquidazione di Fazio sia avvenuta per via mediatico-giudiziaria, la stessa usata per fare piazza pulita della Prima Repubblica e dei politici non legati alla eterna nomenklatura padrona da sempre del nostro paese.

Ora di Fazio si può anche non condividere nulla, idee, comportamenti, scelte di vita. Ma per toglierlo di mezzo è stata nuovamente usata l’arma totale della gogna mediatica che colpisce l’individuo nel suo intimo, il privato, gli affetti, la vita. E di fronte a questa azione così vergognosamente disumana la reazione istintiva non può non essere che quella della piena ed assoluta solidarietà umana. Questa solidarietà, ovviamente, non riguarda il modo in cui Fazio ha interpretato il suo ruolo di Governatore della Banca d’Italia. Pur non avendo commesso reati, Fazio avrà forse commesso degli errori. Quantomeno di sottovalutazione delle capacità di reazione dei “ poteri forti” e dei banchieri loro padroni. Ma un conto è la legittima contestazione degli errori, un altro è il tentativo di assassinio morale di una persona attraverso l’uso improprio dei media. E la sproporzione è talmente forte da far pensare che chi persegue i propri fini usando simili mezzi abbia da farsi perdonare molto più di quanto non debba fare il Governatore.
Al caso umano si aggiunge quello politico. Che è gravissimo e dovrebbe far riflettere attentamente sulla piega degli avvenimenti italiani.

A distanza di oltre dieci anni gli stessi giornali che hanno contribuito a realizzare il golpe mediatico-giudiziario ai danni delle istituzioni di allora, hanno ripetuto l’operazione del passato ai danni di una delle principali istituzioni di oggi. Questo significa che la democrazia italiana continua ad essere malata. Se basta qualche paginata dei giornali dei “banchieri forti” e dei poteri a loro asserviti per togliere di mezzo il Governatore, vuol dire che il virus del colpo di stato è più vivo che mai. E che oggi tocca a Fazio, domani potrebbe toccare a chiunque. In questa luce si capisce fin troppo bene il senso della frase circolata in questi giorni secondo cui “chi tocca il Corriere della Sera muore”.
Forse il vurus del golpe è annidiato a via Solferino!