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  Gheddafi e il pelo di Prodi
1 ottobre 2005

Romano Prodi perde il pelo ma non il vizio. Da presidente della Commissione Europea ha sempre compiuto ogni sforzo per denigrare e mettere in cattiva luce a Bruxelles l’Italia ed il suo governo. Ed ora che è il leader del centro sinistra impegnato nella campagna elettorale per le politiche del prossimo anno cerca di non perdere quella cattiva abitudine utilizzando ogni possibile e compiacente sponda giornalistica estera per gettare fango sul centro destra e sull’intero paese. L’ultima occasione gli è stata offerta dalla Jana, l’agenzia di stampa del governo libico. Ed il “professore” l’ha naturalmente colta al volo affermando che se i rapporti italo-libici ed il contenzioso politico ed economico tra i due paesi non è stato risolto , la colpa ricade interamente sulle spalle di Silvio Berlusconi che non ha accontentato le richieste del colonnello Gheddafi.

Chi ha seguito l’andamento delle infinite trattative tra i due governi sa bene che le affermazioni di Prodi sono assolutamente false. Il nostro giornale da anni è impegnato a sostenere gli sforzi dei titolari delle aziende italiane che vantano crediti riconosciuti dagli stessi tribunali libici nei confronti del governo di Gheddafi. E non può fare a meno di sottolineare la totale assenza di reciprocità nei rapporti tra i due paesi. Nel corso degli ultimi anni l’Italia si è adoperata, con successo, a livello internazionale perché alla Libia venisse tolto l’embargo. Inoltre ha tenuto fede agli accordi costruendo un centro traumatologico a Bengasi inaugurato lo scorso anno dal sottosegretario Mantica. Ed infine ha fatto proseguire i lavori per il gasdotto inaugurato da Gheddafi e Berlusconi il 7 ottobre del 2004 che hanno comportato investimenti di oltre 2500 miliardi di vecchie lire.

Come ha risposto il governo libico a questi gesti di lealtà e di amicizia del governo italiano? La lotta all’immigrazione clandestina da parte delle autorità libiche è decisamente carente. Ne fanno prova gli sbarchi continui sulle coste siciliane di clandestini provenienti dai porti della Libia. Il colonnello Gheddafi, con un atto unilaterale, ha deciso di allargare di 80 miglia il limite delle acque territoriali libiche vietando la pesca in questa fascia. Con la conseguenza che i nostri pescherecci hanno perso una importante zona di lavoro e fonte di reddito. Il cimitero italiano di Tripoli continua ad essere lasciato in pieno abbandono nel pù totale disprezzo delle norme internazionali.