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  Il pluralismo e la Terza università dello scandalo
4 ottobre 2005

Lo scandalo non è che “MicroMega” organizzi un convegno dal titolo “Libera stampa in libero stato” per mettere sotto accusa il presidente della Rai Claudio Petruccioli, colpevole di non essere Nanni Moretti. E Giovanni Floris, colpevole di non essere Michele Santoro. Lo scandalo non è neppure che nel convegno trasformato in udienza processuale il ruolo di Pubblici ministeri sia stato assegnato da Paolo Flores D’Arcais a Sabina Guzzanti, a Marco Travaglio ed a Norma Rangieri. E lo scandalo, infine, non è neppure che visto il clima da giudizio sommario nei confronti del Presidente e di alcuni colleghi i consiglieri d’Amministrazione della Rai presenti e partecipanti, cioè Sandro Curzi e Nino Rizzo Nervo, non abbiano seguito l’esempio di Enrico Mentana, che si è rifiutato di partecipare al rito del giustizialismo mediatico, ed abbiano accettato di passare sul banco degli imputati. Lo scandalo è un altro. Ed è composto da due aspetti precisi.

Il primo riguarda il tema del dibattito. Nulla da dire se il convegno fosse stato dedicato al modo settario e fazioso con cui girotondi e tardo-giustizialisti interpretano la libertà di stampa sancita dalla Costituzione. “MicroMega”, il suo direttore ed i suoi collaboratori hanno tutto il diritto di processare ed insultare chi vogliono. In particolare quelli della sinistra riformista che non credono al potere salvifico della ghigliottina mediatica e del manganello intellettuale. Il guaio, però, è che il convegno era dedicato al tema della “Libera stampa in libero stato”. Ed averlo trasformato in un processo condotto dalla componente mediatica della sinistra massimalista contro la componente mediatica più moderata (anche il vecchio bolscevico Curzi è stato aggredito in quanto pericoloso menscevico) è l’ennesima conferma che per la sinistra, in tutte le sue diverse componenti, l’unico pluralismo concepibile è quello esistente all’interno della propria area. 

Lo scandalo, dunque, è che il convegno di Roma dimostra ancora una volta l’inguaribile tendenza della sinistra a negare il pluralismo ed a considerare titolari di diritti di libertà solo quelli che sono collocati dalla propria parte. Di più, il convegno di “MicroMega” anticipa perfettamente ciò che avverrebbe se il centro sinistra vincesse le elezioni. La libertà di stampa ed il pluralismo diventerebbero merce scambiabile solo all’interno del circuito della sinistra. Gli esterni si dovrebbero accontentare di guardare. Ovviamente in silenzio. 

Ma se questo è il primo aspetto dello scandalo, il secondo, ancora più grave, è che l’esempio e l’anticipazione di pluralismo negato e di libertà di stampa distorta è avvenuta nell’aula magna dell’università Roma Tre. Cioè in un edificio pubblico e non privato, aperto a tutti gli studenti e non riservato solo ai girotondini ed ai giustizialisti, destinato ad essere sede di cultura e non di fazione. Il rettore dell’università, Guido Fabiani, conosceva le modalità ed il significato del convegno? Si presume di sì. Ma ha comunque deciso di permettere che l’aula magna della propria università venisse trasformata nello spiazzo dove consumare un rito tribale di giustizialismo mediatico. Lo scandalo è che un personaggio del genere faccia il rettore. La tragedia è che i nostri studenti vengano educati da simili “cattivi maestri”.